Cambiamo oggetto di studio e guardiamo alle istituzioni del mondo musulmano, intese nella loro accezione più vasta: dalle origini, alle modificazioni emerse nel corso dei secoli attraverso la dâr al-islâm, per arrivare infine ai giorni nostri, chiedendosi magari se abbia senso, in questo complicato presente, parlare ancora di "istituzioni musulmane". Era questo, detto sin troppo in sintesi, quello che propose Giorgio Vercellin nel 1996 in un libro che ha fatto scuola. L'autore insegnava Storia politica e delle istituzioni del Vicino Oriente e aveva già alle spalle una notevole carriera di studi sull'Afghanistan e, in generale sul mondo islamico dell'Asia centrale. L'idea veniva in parte da fuori, dalle suggestioni dei lavori di Gerhard Endress come dalla Storia delle società islamiche di Ira Lapidus; opere che, tra i tanti meriti, avevano avuto quello di usare il plurale: società islamiche e non islam. Se era vero, insomma, che il mondo musulmano poteva essere studiato come un complesso insieme di realtà diverse, pur se appartenenti alla stessa famiglia, erano (e sono) veri anche i notevoli problemi metodologici che tale punto di vista poneva. Ecco dunque il tema delle istituzioni: una serie di fattori comuni, riconoscibili e identificabili in ambito familiare, comunitario, religioso e statale. L'auspicio di Vercellin era che una simile chiave di lettura permettesse di modificare gli approcci e le analisi sul mondo a maggioranza islamico sfuggendo così, magari, alle banalizzazioni sul fenomeno religioso o ai soliti studi sulle sue vicende dinastiche. Era il 1996, dicevo, e di cose ne sono cambiate tante, troppe. Di pessimi libri sull'islam ne sono usciti da allora a dozzine e lo sappiamo. Credo, però, che quel lavoro di Vercellin, Istituzioni del mondo musulmano, assieme alle ricerche che ne seguirono, abbia dato non pochi frutti, obbligando a riflettere sulle categorie utilizzate e sul metodo adottato. Un suo libro succesivo andò ancora in quella direzione, scavando nei rituali sociali e nella sessualità dei mondi dell'islam. Il titolo mi è sempre piaciuto molto: Tra veli e turbanti... alleggeriva, pur con certa filologia, un tema tremendamente serio.
Ecco: questo è tutto, purtroppo. Giorgio Vercellin è morto pochi giorni fa, aveva 57 anni. Io ho avuto l'onore di essergli allievo negli anni di dottorato e poi amico. Il vuoto che ora provo lo terrò per me. Preferisco congedarmi ricordando un altro libro, un libro che, purtroppo, Giorgio non pubblicò mai, ma a cui diede un titolo meraviglioso: Scusi, vado bene per l'oriente? Avrei voluto continuare a chiederlo a lui.
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