In seguito al fallimento del programma dei riformisti islamici si assiste alla nascita di un nuovo movimento di opinione che tra i vari progetti di riforma ha quello di riformulare l’Islam; si tratta del radicalismo islamico. Con questo movimento avviene un ulteriore cambiamento: l’Islam non è più concepito come cultura, codice etico o arma di difesa, ma come ideologia totalitaria e "docile" strumento di potere. Movimenti radicali si sviluppano soprattutto in quelle aree in cui le società prendono consapevolezza del loro sviluppo incompleto e questo fa sì che si accentui il rimpianto per le glorie passate, gli anni d’oro dell’Islam, l’epoca del Profeta e dei califfi ben guidati. Pertanto la rivisitazione del passato che tali movimenti compiono risulta funzionale ad una proiezione verso il futuro nel tentativo di superare la negatività del presente. Come afferma Choueiri:
"Da questo punto di vista il radicalismo islamico è una reazione contemporanea alla comparsa del nazionalismo rivoluzionario ed alle forme secolari del potere. Mentre il risveglio islamico era pervaso dagli ideali normativi del millenarismo religioso ed il riformismo lottava per arrivare ad una fusione degli elementi indigeni ed europei, l’ideologia del radicalismo rappresenta la risposta diretta alla comparsa degli stati-nazione, sintesi creativa del risveglio e del riformismo e l’ultimo tentativo di risollevare le sorti politiche dell’Islam"[1].[1] Y. M., Choueiri, Il fondamentalismo islamico: origini storiche e basi sociali. Il Mulino, Bologna, 1993, p. 101.
Il Radicalismo oppone all’Occidente una specificità musulmana, in grado di trovare soluzioni economiche, politiche, culturali proprio all’interno di tale specificità; in altre parole l’islam diventa la soluzione a tutti i problemi. Alla modernizzazione i radicalisti oppongono un modello basato sui principi di fratellanza, solidarietà, equità e giustizia.
Contrariamente ai riformisti che adeguavano i termini arabi in funzione delle categorie politiche occidentali, i radicalisti, per dirla come Ghalioun: "non rinnegano il processo di modernizzazione, ma lo vogliono a tinte islamiche":
"ad esempio: preferiscono dire shura anziché "democrazia" o umma anziché "nazione araba". Insistendo sulla specificità musulmana, gli islamici sperano di preservarsi dalla spersonalizzazione, mentre opponendo l’originalità delle concezioni musulmane a quelle di altre tradizioni, pensano di controllare il processo di una modernità omogeneizzante".[2][2] Ivi, p. 67.
Il radicalismo islamico pone le sue basi su due concetti principali, il primo, già ampiamente trattato è quello dell’assoluta sovranità di Dio, mentre il secondo è dato dall’importanza che riveste il jihad (combattimento sulla via di Dio) per tutti i musulmani. Per i radicalisti il jihad rappresenta la prosecuzione della lotta politica compiuta in nome di Dio con altri mezzi; si tratta di un dovere che spetta ad ogni buon musulmano ogni qual volta veda infrangere o trascurare norme o principi di natura islamica; il jihad diventa quindi il modo per stabilire il potere di Allah sulla terra; pertanto va "combattuto" in primo luogo contro i governanti empi, anche se musulmani, ed in secondo luogo contro gli infedeli.
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