Il Risveglio islamico

Nel corso del diciottesimo secolo assistiamo, in numerosi paesi musulmani, alla comparsa di movimenti di risveglio islamico; tra cui i più importanti, che mi preme qui ricordare, sono: il Wahhabismo[1], che si sviluppa nella parte centrale della penisola arabica e che prende il nome dal suo fondatore Muhammad ‘Abd al-Wahhab (1703-1752)[2];[3] il movimento nigeriano di ‘Uthman Dan Fodio (1754–1817), che scatena nel 1804 la "Guerra Santa" e costituisce il Califfato di Sokoto (1809–1903), tra il fiume Niger ed il lago Ciad, e quello di al-Hajj ‘Umar Tal (1794-1865) che si sviluppa in tutti gli attuali territori di Guinea, Senegal e Mali.

I concetti chiave dell’ideologia di tali movimenti sono essenzialmente due: la هجرة hijra (migrazione)[4] ed il جهاد jihad (combattimento sulla via di Dio)[5]; essi, inoltre, presentano anche una serie di caratteristiche comuni che Choueiri nel suo libro Il fondamentalismo islamico: origini storiche e basi sociali così schematizza:

  1. Il ritorno all’Islam originale[6] come religione rigorosamente monoteista توحيد (tawhid);[7]
  2. La rivendicazione dell’autonomia della ragione nell’interpretazione della Legge اجتهاد (ijtihad), unita ad un’avversione per la cieca imitazione تقليد (taqlid);
  3. La necessità di abbandonare هجرة (hijra) i territori dominati da infedeli, politeisti e pagani.[8]
  4. Il fervido credo in un unico capo visto o come la personificazione del vero Imam "rinnovatore" o come Mahdi atteso.[9]

Tutti questi movimenti di risveglio islamico lentamente si disgregano e si trasformano in correnti riformiste o moderniste; il loro progressivo fallimento porta così alla nascita del riformismo islamico. Il risveglio viene considerato una reazione, ormai superata, contro l’espansione commerciale europea, la stagnazione agricola e la corruzione politica delle leadership locali.

Note

[1] L'islam wahhabita si caratterizza per il rispetto dell'assoluta sovranità di Dio e per il rigido monoteismo. Guolo, Il fondamentalismo islamico. GLF Editori Laterza, Roma, 2002, p. 93


[2] Date riportate da Choueiri nel suo libro: Y. M., Choueiri, Il fondamentalismo islamico: origini storiche e basi sociali. Il Mulino, Bologna, 1993. Si noti che nel libro di Guolo le date cambiano: 1705-1787. R., Guolo, Il fondamentalismo islamico. GLF Editori Laterza, Roma, 2002, ibidem.


[3] Il wahhabismo attrasse quelle tribù che erano pesantemente penalizzate dai cambiamenti economici in corso: Y. M., Choueiri, Il fondamentalismo islamico: origini storiche e basi sociali. Il Mulino, Bologna, 1993, p. 42.


[4] L'egira come allontanamento dalle terre dominate dagli infedeli, dal dar al- harb (terra degli infedeli) al dar al- islam (terra dei musulmani). Nel settembre del 622, infastidito dagli infedeli della Mecca, il Profeta andò a Medina per preparare la supremazia musulmana e riconquistare la città. F., Khosrokhavar, I nuovi martiri di Allah, Bruno Mondadori Editore, 2003, p. 10.


[5] La nozione di jihad ha avuto origine in Arabia e deriva dall'ideologizzazione della guerra tribale nell'islam. In Arabia, erano frequenti guerre infinite tra tribù diverse, perché l'eterogeneità di differenti comunità religiose (ebrea, cristiana, pagana) e i relativi interessi contrapposti provocavano costantemente conflitti. L'islam ha unificato il significato di questo tipo di lotte, conferendogli un contenuto religioso. All'inizio, il significato di jihad non era ben definito. Ha acquisito progressivamente un'accezione codificata, "sulla via di Dio", che ha trasceso le rivalità ed i conflitti economici tra tribù, diventando un universalismo realizzato gradualmente dall'islam. Il jihad può, peraltro, essere dichiarato per difendere l'islam quando è minacciato dall'offensiva dei non musulmani. In questo caso, ogni musulmano è obbligato a prenderne parte personalmente (fard a'yn). Quando si dà inizio allo jihad per garantire la diffusione dell'islam nel mondo, esso diventa un dovere collettivo (fard kifaya), un obbligo per la comunità nella sua interezza ed il musulmano può rinunciarvi a titolo personale aiutando la comunità con la fornitura di beni e servizi. Si fa distinzione tra il jihad minore ed il jihad maggiore: il primo si riferisce alla guerra contro i miscredenti, il secondo alla lotta, nell'intimo del credente, conto la trasgressione delle leggi divine. Ivi, p. 4.


[6] Islam puro e liberato da qualsiasi "innovazione riprovevole" (bid'a) introdotta nei secoli. R., Guolo,Il fondamentalismo islamico. GLF Editori Laterza, Roma, 2002, p.93.


[7] Il monoteismo alimentò la tendenza puritana, di purificazione dell'Islam dagli usi pagani e dalle influenze straniere. Y. M., Choueiri, Il fondamentalismo islamico: origini storiche e basi sociali. Il Mulino, Bologna, 1993, p. 46.


[8] La pratica della migrazione è stata il presupposto per l'accettazione del principio del jihad, la guerra aperta contro i nemici dell'Islam. Di conseguenza il mondo risultò diviso in due aree geografiche incompatibili tra loro: la dimora della miscredenza (dar al-kufr) e la casa dell'Islam (dar al-Islam). Ibidem.


[9] Benché il concetto della missione di Mahdi non appaia nel Corano, né sia citata nelle due "più autorevoli e autentiche" raccolte dei detti del Profeta, i rappresentanti del risveglio islamico sono stati unanimemente convinti nel sostenerne la validità e l'eventualità. Ivi, p. 47.


30/mar/2009 12.37

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Modernità

Anica Biffi