Come tutti coloro che a un certo punto decidono di intraprendere i cosiddetti "studi orientali", anche io a suo tempo ho subito il fascino dell'Oriente: è inevitabile che ci sia una primordiale spinta passionale per cominciare a interessarsi di una qualsiasi qualcosa, figuriamoci quando da ventenni si fa una scelta che potrebbe dare un indirizzo alla propria vita o per lo meno alla propria vita professionale. Le vicende dei vari studiosi che a partire dal XIX sec. hanno costruito il complesso degli "studi orientali" sono probabilmente ognuna una storia a sé: ci sono stati semplici appassionati, archeologi dilettanti o professionisti, filologi, viaggiatori, ambasciatori, spie, avventurieri, topi di biblioteca. Ciascuno poi, figlio del suo tempo, su ciò che vedeva apprendeva ed indavgava aveva delle opinioni personali consone o dissenzienti rispetto alle correnti di pensiero dominanti, ma di certo da queste influenzate. Due esperienze, molto diverse fra loro, sono state quelle di Louis Massignon e di Henry Corbin. Ma entrambe con un comun denominatore.
Il primo era un fervente cattolico anche se sui generis: le sue aspirazioni religiose lo portarono ad accostarsi a gruppi non del tutto ortodossi all'interno del cristianesimo, e addirittura a forndarne uno tutto suo. Ma per sua stessa ammissione fu lo studio dell'islam, e in particolare della mistica islamica [1], ad accrescere la sua visione spiritualistica della religione monoteistica.
Il secondo aveva forse motivazioni diverse ma nella sua altrettanto "pioneristica" indagine sulla filosofia "spiritualista" islamica, in particolare sciita -- quella che dai primi pensatori ismailiti e passando poi per i sunniti Avicenna, Ibn `Arab_i, Suhraward_i, condusse alla cosiddetta scuola neoplatonica persiana in contrapposizione a quell'averroismo che invece riscosse tanto successo nell'Occidente latino medievale -- rimase altrettanto affascinato dalle "luci orientali" di un mondo da lui ormai lontano ma che aspirava, se non a restaurare, per lo meno a "rivivere" [2].
Qual è il comune denominatore delle vicende personali di questi due grandi orientalisti? Si potrebbe obiettare che l'etichetta di "orientalista" non sia del tutto corretta, e forse i due non l'avrebbero mai nemmeno accettata. Ma il punto della questione che si vuole affrontare qui è proprio questo: entrambi per quel che hanno fatto sono esempi classici dell'orientalista sia secondo la definizione degli "studi orientali" (ossia di studiosi che, con acribia e perizia equivalente alla passione, hanno proposto studi di alta qualità scientifica, riconosciuta sia in Occidente che in Oriente), sia secondo quella di sa'idiana di europei che sfruttano i propri studi per costruire una rappresentazione dell'Oriente pronta per essere piegata ai fini più diversi, oltre che a quelli scientifici. Massignon infatti operò da agente francese in Medio Oriente, nel periodo in cui la Francia aveva il protettorato su Siria e Libano. Mentre di Corbin, suo malgrado, si appropriarono modaiole correnti spiritualiste di ogni tendenza in cerca di esperienze non-materialiste. Un esito della loro opera, infatti, dovuto sia a quelle che forse erano le loro aspirazioni iniziali, sia alla materia specifica che per quelle stesse ragioni affrontarono, è stata la rappresentazione di un Oriente fatto tutto dilumi spirituali e purezza mistica, contrapposta a quella di un Occidente decadente, materialista e dimentico dei suoi valori religiosi [3]. Questa rappresentazione, o una sua semplificazione, trovava terreno fertile, o meglio faceva da concime a quelle correnti di pensiero "revansciste" islamiche che,
L'orientalismo, ovvero la rappresentazione orientalistica di certe realtà, è stato dunque piegato a volte da una parte (si pensi ai sostenitori europei e americani di una superiorità cristiana destinata a difendersi dagli attacchi dei "barbari", o peggio destinata alla missione di civilizzarli), a volte dall'altro (gli "occidentalisti" appunto). Ma è curioso che, forse in virtù di quel suffisso -ismo che tende dare alle parole connotazioni totalitarie, l'orientalismo e l'occidentalismo si compenetrino al punto da poter significare entrambi il proprio opposto (se non sbaglio in arabo termini del genere si chiamano a`.d_ad). Orientalista è colui che studia l'Oriente perché ne è entusiasta o perché lo denigra, occidentalista è colui che sostiene la supremazia dell'Occidente (secondo la definizione classica) o che pur ammettendola vi si oppone (secondo la definizione recente). In questo gioco di specchi ci si dimentica troppo spesso che, come tutte le altre scienze, gli studi orientali non hanno di per sé alcun valore politico, se non quello che gli altri gli vogliono dare.
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