Postilla a "La scienza orale araba"

A differenza dei libri che costituiscono l'Antico e il Nuovo testamento (eccettuati ovviamente i salmi, i proverbi, il Cantico, ecc.) il Corano non è un racconto, non è costituito da una narrazione storica. Anche nella sua versione uthmaniana riarrangiata, per la quale fu adottato un criterio di estensione invece di uno cronologico, esso si presenta come rivelazione formalmente estemporanea, giorno per giorno. Pura attualita'.(1)

1: Si veda il contrasto con il vangelo di Luca, il cui intento storiografico e' esplicitato nel prologo (Luca 1, 1-3: "poiché molti si sono accinti a comporre una narrazione degli avvenimenti compiutisi in mezzo a noi [...] è parso bene anche a me, dopo aver fatto diligenti ricerche su tutte queste cose, [...] narrarle per iscritto con ordine..."). Si confronti anche l'incipit dell'Esodo ("Questi sono i nomi dei figli di Israele che scesero in Egitto", secondo una concezione genealogista che è della storiografia ebraica (storia è infatti toledot = "genealogie") cui fa eco quello del vangelo di Matteo ("Genealogia di Gesù Cristo..."); o ancora col senso storico (o meta-storico) degli incipit paralleli della Genesi e del Vangelo di Giovanni ("In principio...").

L'imperativo con cui cominciano molti brani importanti è "di'" o "rispondi" (qul). Non vi è spazio per il senso storico. Anche quando si parla di storie dei profeti l'incipit è "ricorda" o "menziona" (u_dkur), marcando così il carattere di narrazione orale. Alcune delle storie più famose -- ad esempio quella di Giuseppe, sura XII, quella dei Sette Dormienti, sura XVIII 9-26, quella di Mosè e al- _Hi.dr, sura XVIII 63-81 -- che pure sono riprese di leggende e tradizioni più antiche, mostrano con assoluta evidenza la diversità di struttura, ritmo e logica narrativa, rispetto ai loro precedenti.(2)

2: Cfr. I.Calvino "Lezioni Americane", Milano 1988, cap.II, pp.31 e ss.; egli esalta la "rapidita'" fra le qualita' della narrazione. Ossia un insieme di essensialita' nella scelta di cosa narrare, di asimmetricita' e illogicita' nel ritmo e nella scansione del tempo, e, al tempo stesso, di capacita' di digressione e ripetizione. Tutti elementi tipici della narrazione orale e nella struttura del folktale, che Calvino condensa nella formula tradizionale siciliana "lu cuntu nun metti tempu".

L'esposizione dei fatti (al pari di esortazioni, preghiere, ecc.) e' contingente, e, soprattutto, ha validita' nella sua attualita' contemporanea e contestuale. Un TG, o meglio, un giornale-radio, piu' che una cronaca. L'universalita' del messaggio viene a posteriori, in virtu' del suo contenuto. Non cioe' per il fatto che "racconta" cose importanti avvenute tanto tempo fa (la cronistoria o ta'r_i_h) o di la' da venire in un futuro meta-storico, ma piuttosto per la validita' intrinseca del messaggio stesso, sia formale che contenutistico, direi in toto "semiologico". Cosa che, a mio parere, trova piu' somiglianza con la poesia che con la storiografia.


2005/sett/12

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