A differenza dei libri che costituiscono l'Antico e il Nuovo testamento (eccettuati ovviamente i salmi, i proverbi, il Cantico, ecc.) il Corano non è un racconto, non è costituito da una narrazione storica. Anche nella sua versione uthmaniana riarrangiata, per la quale fu adottato un criterio di estensione invece di uno cronologico, esso si presenta come rivelazione formalmente estemporanea, giorno per giorno. Pura attualita'.(1)
L'imperativo con cui cominciano molti brani importanti è "di'" o
"rispondi" (qul). Non vi è spazio per il senso storico.
Anche quando si parla di storie dei profeti l'incipit è "ricorda" o
"menziona" (u_dkur), marcando così il carattere di narrazione orale.
Alcune delle storie più famose -- ad esempio quella di Giuseppe, sura
XII, quella dei Sette Dormienti, sura XVIII 9-26, quella di Mosè e al-
_Hi.dr, sura XVIII 63-81 -- che pure sono riprese di leggende e
tradizioni più antiche, mostrano con assoluta evidenza la diversità di
struttura, ritmo e logica narrativa, rispetto ai loro precedenti.(2)
L'esposizione dei fatti (al pari di esortazioni, preghiere, ecc.) e' contingente, e, soprattutto, ha validita' nella sua attualita' contemporanea e contestuale. Un TG, o meglio, un giornale-radio, piu' che una cronaca. L'universalita' del messaggio viene a posteriori, in virtu' del suo contenuto. Non cioe' per il fatto che "racconta" cose importanti avvenute tanto tempo fa (la cronistoria o ta'r_i_h) o di la' da venire in un futuro meta-storico, ma piuttosto per la validita' intrinseca del messaggio stesso, sia formale che contenutistico, direi in toto "semiologico". Cosa che, a mio parere, trova piu' somiglianza con la poesia che con la storiografia.
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