Ricordo che in una lezione sull'epigrafia sudarabica, il prof. Giovanni Garbini, col suo tradizionale piglio poco formale, esprimeva la sua personale preferenza per le civiltà che per le loro iscrizioni avevano sviluppato un bel carattere MAIUSCOLO (stampatello) chiaro preciso e monumentale, rispetto a quelle che invece optarono per grafie corsive. Così i romani e i sudarabici (almeno nel periodo classico, foto a sinistra) ricevevano la sua ammirazione, mentre gli arabi risultavano decisamente fastidiosi. Non solo, ma la tendenza dei sudarabici di epoca tarda (dal III secolo d.C. in poi, foto a destra) ad utilizzare forme calligrafiche a sbalzo, era, a suo dire, sintomo della decadenza politica e culturale che investì gli ultimi secoli di quella civiltà (1).
anche perché lo scalpello sul marmo non si può muovere con la stessa fluidità di una penna intinta nell'inchiostro che scorre su un foglio di papiro o di pergamena.
La scrittura di tipo sudarabico (o meglio sud-semitico: un alfabeto di 28/29 segni ben distinti, oltre che nella forma, nel loro valore fonetico) si diffuse con diverse varianti in epoca preislamica fra tutte le popolazioni della Penisola Araba fino all'area siro-giordana a nord (graffiti safaitici), e all'Africa Orientale a sud (alfabeto etiopico), mantenendo in genere il carattere di scrittura non-corsiva: le lettere sono sempre staccate e non mutano forma a seconda della posizione nella parola.
La cosa apparentemente anomala è che all'origine della scrittura araba (corsiva) non vi è il modello sudarabico (o sud-semitico) bensì quello nabateo: si tratta di una variante della scrittura aramaica, corsivizzante non solo nei suoi esempi su papiro ma anche in quelli epigrafici su pietra. Le lettere nabatee mostrano legature e varianti di forma (poste sia sopra che sotto il rigo ideale della scrittura) che anticipano quelle tipiche della scrittura araba. Gli studi più recenti (cfr. G.Lacerenza 1994) hanno dimostrato che l'incisione su pietra delle iscrizioni monumentali nabatee avveniva prima attraverso un tracciato di puntini -- probabilmente mediante un trapano -- poi legati da successive incisioni. Un metodo sicuramente poco pratico, ma che consentiva di mantenere il corsivo anche per la scrittura su pietra.
Significativo è invece che altre scritture aramaiche coeve (siriaco, palmireno, cristiano-palestinese, ecc.) mantenevano una versione a stampatello, cioè con le lettere staccate, per le iscrizioni monumetali, mentre sviluppavano il corsivo per i manoscritti su papiro o pergamena.
Evidentemente gli arabi, in epoca preislamica, acquisirono la scrittura corsiva dai nabatei, ovvero, per essere più esatti, ne continuarono la tradizione scrittoria, e la praticarono (sviluppandone una variante propria) principalmente con penna e inchiostro, piuttosto che in iscrizioni.
Ma -- e qui sta il punto, che di fatto dimostra una ideale continuità con la tradizione nabatea -- la stessa scrittura corsiva venne applicata dopo l'avvento dell'islam anche per le scritture monumentali, fin dal primo secolo dell'egira (2).
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