Nell'area mediorientale, poco prima della conquista araba convivevano proficuamente molte culture, le più importanti delle quali erano quella greca (col suo bagaglio classico-ellenistico e cristiano) e quella siriaca (di carattere principalmente religioso). Ma erano attivi anche circoli ebraici e persiani. L'interscambio fra queste culture avveniva principalemente attraverso le traduzioni cui si dedicavano dotti bilingui (per lo più monaci o chierici) . Già a partire dal V secolo - grazie all'opera iniziata da Sergio di Ras 'Ayna, e continuata dalla scuola medica dei nestoriani di Gund-i-Sapur - alle traduzioni propriamente religiose (Antico e Nuovo Testamento) si affiancarono quelle dei testi scientifici e filosofici della tradizione greca, soprattutto nelle sue versioni più tarde, quali i commentari e le esposizioni neo-platoniche, neo-aristoteliche, eclettiche ecc. La conquista araba non interruppe il movimento delle traduzioni, anzi, i califfi incoraggiarono e finanziarono (inviando loro emissari ad acquistare manoscritti greci direttamente a Costantinopoli) dotti, medici e scienziati nel loro lavoro di trasmissione della sapienza degli 'antichi' alla cultura arabo-islamica. Con l'istituzione della Bayt al-.Hikma ("Casa della Sapienza") da parte del califfo abbaside al-Ma'm_un, il movimento delle traduzioni assunse enormi proporzioni. Grazie al mecenatismo dei califfi e dei loro vizir, fra i quali spiccano quelli appartenenti alla potente famiglia persiana dei Barmecidi) si creò un'officina culturale che ha pochi precedenti nella storia. I repertori biografici arabi ricordano decine di nomi di traduttori-scienziati: Yu.han_an Be_htyash_u`, .Hunayn b. I.s.haq e suo figlio I.s.haq b. .Hunayn, Qust_a b. L_uq_a, `Abd al-Mas_i.h al-.Hims_i, i fratelli M_us_a, _Tabit b. Qurra, furono alcuni degli esponenti di una vera e propria scuola di traduttori, dotata di strumenti altamente validi quali dizionari bilingue accurati, manuali e grammatiche. Ad essi si devono le versioni in arabo (spesso attraverso il siriaco, lingua molto simile all'arabo e con una già collaudata tecnica di traduzione dal greco) dei monumenti della filosofia e scienza greco-ellenistica: Galeno, Tolomeo, Euclide, Aristotele, Alessandro di Afrodisia, Dioscoride, Giamblico e Porfirio, oltre a tutta una serie di testi pseudo-epigrafi, gnostici e sincretistici; non mancarono traduttori di testi indiani, soprattuto di astronomia e matematica. Grazie al loro bilinguismo o trilinguismo questi traduttori compirono il miracolo di comunicare "l'enciclopedia" culturale antica al Medioevo.
Questo voluminoso lavoro ebbe fra l'altro il merito accendere la discussione intorno a nuovi problemi, sia teologici che scientifici, ma anche quello di adattare la filosofia antica (soprattutto Aristotele) alle esigenze del monoteismo, cosa che il cristianesimo aveva fatto solo in parte.
Solo nel XII secolo, infatti, grazie all'impresa di un'altra scuola di traduttori, quella di Toledo in Spagna che questa volta volgeva dall'arabo al latino, cominciarono a circolare in Occidente, ad esempio, testi e commentari della Metafisica di Aristotele, che tanta influenza ebbe sulla scolastica cristiana, fino a Dante. Artefici di questo nuova trasmissione furono cristian, ebrei e musulmani di cultura andalusa o nordafricana, oltre a monaci inglesi e italiani che andavano in Spagna spinti da un forte spirito di ricerca del sapere. I più importanti furono Gerardo da Cremona (tradusse il Canone della Medicina di Avicenna e l'Almagesto di Tolomeo), Abelardo di Bath (opere di matematica di al-Khwarizmi