Aspetti del confronto fra al-Hallaj e Gesù

Nelle pagine finali di una delle sue più importanti opere, La passion de Hallâj, lo studioso francese Louis Massignon scrive: "dopo il 1913-22 (pubblicazione delle mie ricerche), la discussione riprese, non tanto per motivi riguardanti l’utilizzo, da parte della tradizione cristiana di termini presi dal vocabolario della mistica musulmana, questione comunque importante, bensì per verificare la portata sociale e finale della morte di Hallâj: sul valore reale della sua convergenza con l’esperienza cruciale della santità cristiana. Fatto, quest’ultimo che ha colpito (...) me e molti altri teologi cattolici, cristiani e protestanti per il fatto che si assiste ad una conformazione crescente dell’ideale propriamente cristiano, dall’interno, con delle corrispondenze esterne forti e singolari legate alle circostanze della passione del Cristo stesso (...).

1: L. Massignon, La Passion de Hallâj, tomo II, Gallimard, Paris, 1975, p.456-57.
Non si tratta di immaginare la definizione, d’altronde impossibile e statica, di una mistica tra religioni alla maniera di Ibn ‘Arabi, ma, a proposito di Hallâj, di constatare come l’unione al fiat divino trasfiguri una vita umana, in tutta la sua struttura (...)" (1).
La tesi, espressa in queste poche righe da Massignon rappresenta il nucleo centrale di un suo profondo studio all’interno della mistica musulmana e in particolare del sufismo. Il titolo della sua citata opera, La Passion de Hallâj, appunto, richiama l’attenzione sulla vita di questo martire dell’Islam a cui l’orientalista dedicò buona parte della sua ricerca al fine di sottolinearne alcuni aspetti del pensiero, in particolare la morte e la passione. E proprio l’uso del termine "passione" non risulta casuale, quando Massignon, pone un paragone tra .Hall_a_g, santo musulmano e Gesù Cristo.
L’idea, di un legame concettuale tra questi due personaggi, appartenenti a due religioni considerate spesso assai differenti, ci porta, contrariamente ad una certa opinione diffusa, a riscontrare diversi punti in comune.
Sempre, tenendo come riferimento lo studio di Louis Massignon, il quale vedeva queste due figure come intercessori o santi apotropaici dalle voci profetiche, spinti da un’esigenza d’amore al sacrificio per la salvezza dell’umanità, si può notare che la caratteristica che subito risalta è data dalla comune morte per crocifissione: famosa quella di Cristo, meno conosciuta quella di .Hall_a_g, ma entrambe con un unico significato, ossia quello di accettazione del fatto in sé, come manifestazione suprema di amore per i propri fratelli, come desiderio di unione con il loro Dio, invocato ripetutamente, anche durante gli ultimi minuti di vita.
Gli insegnamenti, le gesta di entrambi, ricordando e sottolineando comunque le dovute differenze storiche e religiose, si sono sempre mosse sotto il nome dell’amore, dell’empatia e della compassione per il prossimo, concetto presente sia nel cristianesimo che, in particolare, nel sufismo.
Il "mito del Calvario", il desiderio della croce è stato realizzato, differentemente sia da Gesù che da .Hall_a_g; essi non si sono tirati indietro davanti la morte, addirittura l’hanno interpretata come un desiderio di Dio e l’hanno affrontata con la certezza che, in quel modo, avrebbero finalmente raggiunto il loro "amato". Il loro sacrificio nascondeva un progetto di salvezza ben preciso e ispirato da Dio stesso: Gesù sapeva perfettamente quale fosse il suo ruolo all’interno del progetto divino "Egli si considerava dotato della piena autorità di parlare e di agire in nome di Dio. I peccatori che lo seguivano (...) avrebbero avuto un posto nel regno. Dal punto di vista di quelli che non ne erano convinti, era un arrogante che si attribuiva un’autorità assolutamente impropria;
2: E.P. Sanders, Gesù la verità storica, Mondadori, Milano, 1999, p.242.
dal punto di vista dei suoi seguaci e simpatizzanti offriva un accesso immediato e diretto alla misericordia di Dio, stabilendo una relazione che sarebbe culminata nel momento dell’avvento pieno del regno" (2).
Dall’altra parte, .Hall_a_g, pronunciando con consapevolezza la sua celebre affermazione "Io sono la Verità", aveva rivelato davanti a tutta la comunità musulmana, il concetto di unione mistica con Dio. Tale espressione, infatti, per il santo, non era da intendersi come una mera formula metafisica, bensì come esclamazione gridata in piena lucidità, dettata dalla volontà divina, legata, ovviamente, alla sua condizione di "martire dell’amore",
3: Al-Hallaj, Diwan, citato da As-Sulamia, Introduzione al sufismo, Il leone Verde, Torino, p. 13.

4: All’interno della Passion, oltre all’opinione finale dell’autore, è riportata un’interessante poesia di ‘A.t.t_ar dove vengono sempre messi a paragone Gesù e .Hall_a_g e dove quest’ultimo, parlando in prima persona, in alcuni punti, recita: "Come Gesù dall’alto del patibolo dell’amore, ho fatto professione reiterata d’amore. Come Gesù portatore del vangelo dell’amore, ho realizzato nel sacrificio tutte le modalità dell’amore. Come Gesù ho accettato il martirio, come lui ho intrapreso delle opere (...). Come Gesù ho visto il Tutto unificato. Dai piedi alla testa sono diventato essenza totale. Il patibolo di Gesù è diventato la mia dimora (...)". L. Massignon, La Passion de Hallaj, cit. pp.398-99, 400.
unito fino alla morte al suo Signore: "Egli mi ha scelto (...) e fatto capire l’intero Tutto. Nulla è rimasto nel cuore e nelle viscere, che io non vi riconosca Lui , ed Egli me" (3). Testimoniando, in prima persona, la realtà dell’unione mistica, Hallâj, è andato volontariamente verso il martirio, dimostrando un eroismo spirituale, le cui conseguenze temporali, politiche e sociali avevano scosso l’intero mondo musulmano.
Massignon non ebbe dubbi nel sottolineare un parallelo tra la passione di Gesù e quella di .Hall_a_g (4), in particolare insistendo sull’idea che con il loro esempio, il loro sacrificio, essi avevano realizzato il più alto grado d’amore, a dimostrazione dell’esistenza di una certa "mistica tra religioni" a cui lo studioso aveva fatto, più volte, riferimento.
Infine, altra idea importante e personale è che leggendo le ricerche di Massignon, si scopra come due culture e due religioni siano convergenti su alcuni aspetti e come esse rivelino concetti e, in questo caso, figure, belle, interessanti e illuminanti.

31/gen/2008

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