Il Tacchino Parlante: la storia di come l'uccello non ufficiale degli Stati Uniti prese il nome da un paese

Da dove viene il nome inglese del tacchino [turkey = turchia; n.d.t]? La questione, apparentemente insignificante, mi balzò in testa una mattina in cui percepii che, ancora una volta, si avvicinava il periodo delle feste. Dopo tutto, pensai, non c'è niente di più americano del tacchino. La sua carne salvò i Padri Pellegrini dalla fame durante il loro primo inverno nel New England. Per gratitudine, se così la si può chiamare, noi lo mangiamo nel pranzo del Giorno del Ringraziamento, e poi ancora a Natale, nonché in panini imbottiti per tutto l'anno.

Qualunque alunno di quarta elementare può raccontarti che Benjamin Franklin stimava particolarmente il tacchino selvatico e addirittura si adoperò per farne, al posto dell'aquila reale, il simbolo della nazione. Come fu dunque che una tale creatura finirà per prendere il proprio nome da un paese di media grandezza del Medio Oriente?

Era solo una coincidenza? Pensai. Il giorno dopo feci presente la cosa al proprietario di casa, la cui moglie è brasiliana. "Divertente" disse lei "in portogese la parola per tacchino è peru". Stesso uccello, diverso paese. Hmm.

Stuzzicato nella mia curiosità, decisi di andare direttamente alla fonte. Il pomeriggio stesso trovai un turco e gli chiesi come si dite tacchino in turco. "Tacchino?" disse "noi li chiamamo hindi, che come sai, vuol dire dall'India". India? Questo è assurdo.

Passai i giorni seguenti a cercare la parola per tacchino in tutte le lingue che mi venissero in mente, e più ne trovavo e più le cose apparivano pazzesche. i arabo, per esempio, la parola per tacchino è uccello etiope, mentre in greco è gallapoula ossia ragazza francese. I persiani, invece, lo chiamano buchalamun, che significa, appropriatamente, camaleonte.

In italiano, invece, la parola per tacchino è tacchino, parola che, come mi hanno assicurato i miei genitori italiani, non designa altro che quell'uccello. "Ma" aggiunsero "ci ricorda qualcos'altro. I Italia noi chiamiamo il mais, che tutti sanno originario dell'America, grano turco".

Nondimeno perseverai, e stavo giusto per perdere le speranze, quando uno schema sembrò emergere da questo tortuoso labirinto. venne fuori che in francese la parola per tacchino è dinde, che significa dall'India, proprio come in turco. Le parole del tedesco e del russo hanno significato simile, quindi cominciai a puntare la cosa. La chiave, ragionai, andava cercata nel modo in cui i tacchini sono chiamati in India, quindi chiamai la moglie di un mio amico di liceo che è di famiglia bengalese e le sottoposi la questione.

"Beh" disse lei "noi non abbiamo tacchini in India. vengono dall'America. Lo sanno tutti."

"Certo" insistetti "ma come li chiamate?". "Be', non semplicemente non li abbiamo!" rispose. Non fu di molto aiuto. Eppure continuai: "Senti, dovete avere una parola per indicarli. Metti che stai guardando un film americano tradotto dall'inglese e gli attori stanno parlando di tacchini. Cosa direbbero?"

"Allora... suppongo che in quel caso userebbero semplicemente la parola americana, turkey. Come ho detto, non non li abbiamo". Così mi trovai a un punto morto. Cominciai a realizzare troppo tardi che ero inconsapevolmente inciampato su un problema la cui soluzione era oltre le possibilità delle mie limitate risorse.

Ovviamente avevo bisogno di un serio aiuto professionale. La mattina dopo quindi presi un appuntamento col prof. Sinasi Tekin dell'Università di Harvard, il filologo di fama mondiale ed esperto di lingue turche. Se c'era qualcuno che poteva aiutarmi, immaginai dovesse essere il prof. Tekin.

Entrai nel suo ufficio il Martedì seguente, sapendo che non ne sarebbe stato infastidito. Il prof. Tekin ha un viso rugoso da nonno, con una lunga barba bianca e cespugliosa da granse saggio, ed era cirocondato da cataste di ogni sorta di libri voluminosi e autoritari che di sicuro contenevano la soluzione al mio vessante mistero turco.

Mi presentai, sedetti e pazientemente attesi la dose di erudizione del prof. Tekin.

"Vedi" disse " nella campagna turca c'è un tipo di uccello chiamato Çulluk. Assomiglia a un tacchino, ma è molto più piccolo, a la sua carne è squisitissima. Molto prima della scoperta dell'America, dei mercanti inglesi avevano già scoperto il delizioso Çulluk e avevano cominciato ad importarlo in Inghilterra, dove divenne molto popolare, noto come 'l'uccello turco' o semplicemente 'turco' [in inglese turkey; n.d.t.]. Così, quando gli inglesi giunsero in America, scambiarono gli uccelli di qui per dei Çulluk, e quindi presero a chiamrli turkey. Ma altri popoli non s'ingannarono così facilmente. Sapendo che questi nuovi uccelli venivano dall'America, li chiamarono in modi come 'uccelli dell'India', 'uccelli peruviani' o 'uccelli etiopi'. Come sai, India, Peru e Etiopia erano nomi comuni del Nuovo Mondo nei primi secoli, sia perché la gente capiva ben poco di geografia, sia perché ci volle un po' perché il nome America prendesse piede".

"In ogni caso, da quel momento gli americani hanno cominciato ad esportare i loro uccelli ovunque, ed anche in Trchia la gente a cominciato a mangiarli, dimenticando completamente i loro ottimi Çulluk. E questo è un peccato, perchè la carne di Çulluk è molto, ma molto più gustosa".

Il prof. Tekin sembrava sinceramente triste nello spiegarmi tutta la faccenda. Feci il mio meglio per rincuorarlo, cercando di esprimere il mio disappunto nel sentire l'immeritato e crudele destino del delizioso Çulluk.

Ma dentro di me ero felicissimo. Alla fine asvevo la soluzione a questo problema festivo, e sapevo che avrei potuto di nuovo godermi il piatto forte del mio tradizionale pranzo del Ringraziamento senza alcuna riserva.



2005/dic/08

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Per imparare a controllare le indicazioni sulle etichette delle parole che più comunemente utilizziamo riferite all'"Oriente": esse molto spesso nascondono la storia delle paure e dell'ignoranza degli establishment dei dotti di fronte al "nuovo"...
28/apr/2007 12.20
Ragionando sugli "orientalismi", si può parlare di un orientalismo medievale ante litteram (tradurre dall'arabo in latino) che, tutto sommato, aveva gli stessi scopi dell'orientalismo ottocentesco (studiare per contrastare, convertire, colonizzare), ma che proprio come quello ottocentesco non poteva fare a meno di influenzare, in un certo modo, anche il pensiero corrente. Il punto di domanda è: dire che "l'islam ci ha trasmesso la cultura greca" non è, a suo modo, una presunzione "orientalista"?
28/apr/2007 12.20
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L'articolo di Giancarlo Casale in versione originale (inglese), presso la pagina di Mustafa Sabri Kilic, matematico che studia al MIT.
28/apr/2007 11.06