Occidentalismo ottomano (... quasi una recensione a Cose Turche di Giacomo E. Carretto)

Fine del XIX secolo. Costantinopoli confusa vede da qualche decennio l'approssimarsi della fine dell'Impero. Tutto muta. Le mode alafranga appassionano coloro che avrebbero dovuto proteggere l'Islam dalla dissipatezza morale europeo occidentale. Le donne levantine di Galata e Pera danno scandalo per le strade, con il loro volto scoperto molto apprezzato dai maschi musulmani che hanno tolto il turbante per mettersi il fez. Tuttavia è divenuta normalità, ed il tempo passa per tutti, per le donne musulmane che sembrano ai viaggiatori occidentali goffe giare intabarrate, salire sui tram pubblici. Magari sotto l'occhio vigile della polizia, ma senza accompagnamento familiare maschile.

Osman Bey è un efendi ottomano occidentalizzato. Vive a Moda, sulla modernizzata costa asiatica dove la pasticceria armena già convive con il çayhane, che si avvia a scomparire per mancanza di clienti. Moda è un sogno ampio e aperto, dove l'occidente è creato a misura di turco. Non è il ghetto di Pera-Galata, pieno di bordelli e di gente che si arrabatta, di stranieri che cercano l'Oriente nel luogo più "franco" di Istanbul e di "Franchi d'acqua dolce" che si credono Europei solo perché parlano francese e non sono musulmani. Moda è luminosa, e ci vivono quelli che si considerano "Nuovi Turchi", nati musulmani ma che ragionano, o credono di ragionare, in modo "laico". Si interessano di tutto. Soprattutto delle cause, molteplici, della decadenza dell'Impero.

Osman Bey, però, si interessa delle donne. Se ne interessa talmente tanto che ne diviene ossessionato e, nella sua alta coscienza di ottomano, nell'educare sessualmente la giovane Zanbak (cioé "Giglio") parla di come Dio creò eguali uomo e donna e poi di come gli uomini (maschi) abbiano stravolto l'ordine divino soggiogando il sesso femminile, togliendole il piacere, rendendola mero oggetto, e non soggetto, sessuale.

Zanbak gira da sola, ma ha solo quindici anni. Il Giglio vuole essere tuttavia colto dalla bellissima lesbica Nagiye Hanum, amata da Osman Bey, ma che a lui non si concederà in virtù della natura maschile dello stesso.

Un racconto pornografico, si badi bene, non erotico. I riferimenti sessuali sono espliciti, non metaforici. Non ci sono broderies o inutili quanto noiosi orpelli narrativi. La letteratura turca classica non è morente: è proprio deceduta! Un racconto a lieto fine dove tutti trovano un ruolo nella propria natura e nelle proprie aspirazioni sentimentali.

È il racconto del geniale ottomano Mehmet Rauf (1875-1931), che pagò duramente la sua pubblicazione. Anche se pubblicato anonimamente nell'anno 1326 dell'Egira (1908-1909), Rauf venne subito scoperto (e chi conosce il dedikodu turco, sa bene come possa essere pericoloso!) e condannato a sei mesi di carcere, all'esclusione dalla vita militare e a una vita sempre al limite della povertà economica.

Mehmet Rauf, come il suo personaggio Osman Bey, amava le donne. Ma non le amava in senso predatorio. Gli piaceva la loro compagnia, il loro odore. Sentirsi tra loro come un pari, non come un padrone, corrispondente pienamente al Casanova descritto da Franco Cuomo nell'Elogio del Libertino. Rauf-Osman si fa possedere dalle donne, ne è succube, ma allo stesso tempo ne è felice dominatore.

È l'immaginario ottomano sull'Occidente, che viene fuori. Se dalle nostre parti si sognavano odalische e mollezze da harem, sulla costa asiatica di Istanbul, tra la stazione di Haydarpasa e le passeggiate di Kadiköy, i Turchi costruivano il loro micro-mondo occidentale. Più Franchi dei Franchi, sognano il pelo delle donne che, a loro volta hanno rinunciato al simbolo-tabù della depilazione pelvica e nascondono ancora sotto i veli questa perversione gavur.

Rauf spezza i tabù islamici senza diventare "qualcun altro", si potrebbe paragonare ad una crisalide che sta per divenire farfalla se non fosse che la sua trasformazione infastidisce non poco gli altri bruchi, che cercano di impedirglielo ad ogni costo.

E così Rauf fa un gesto apprezzato dai "moderni" e fieramente osteggiato dai "tradizionalisti": trasforma i suoi pensieri indipendentisti turchi, probabilmente primo romanziere nato musulmano a farlo, invece che nelle sacre lettere arabe nell'esecrando alfabeto latino!

La farfalla è nata, e si chiamerà laicismo turco. Laicismo duramente osteggiato, travisato, denigrato, soprattutto in quell'Occidente, moderno per sé stesso, dove pensava di aver trovato una sponda d'appoggio. E allora viene alla mente l'Astrologo turco di Saint-Euxpèry, quello che scopre nuovi astri ma è vestito alaturka e quindi nessuno gli dà il credito che merita. Quando cambia aspetto, per ordine repubblicano, tutti gli stranieri lo applaudono: è uno scienziato moderno. No, non è stato così, con buona pace dello scrittore aviatore: l'Occidente, per cecità o stizza, nega l'evidenza del cambiamento dal principio. Danno veramente fastidio questi Turchi che, nel voler essere più "Franchi", li superano alla grande dando, ad esempio, il voto alle donne prima dei Francesi e degli Italiani. Un "turco" deve essere "turco", cioè musulmano magari retrivo o ben esperto ma soltanto nelle "sue" cose, altrimenti si perde il paragone negativo.

Rauf ha quindi contribuito ad "usurpare l'Occidente" nel decadente e bisognoso di rinnovamento mondo musulmano. O almeno in una parte di esso, quella meglio nota all'Occidente stesso.

Si potrebbe terminare qui, se non fosse che il traduttore e curatore italiano del racconto, Giacomo E. Carretto, che considero una delle menti più fertili e colte in Italia riguardo al mondo turco, aggiunge dei ricchissimi e gustosi commenti sulle inclinazioni e passioni sessuali di alcuni Sultani, favorite e paggetti e le riflessioni di storici e viaggiatori nell'Impero ottomano al riguardo.

Se qualcuno cercasse una cura intellettuale per comprendere meglio il passaggio verso l'occidentalismo di una parte della nazione ottomana, la lettura di questo libro certamente eliminerebbe molte noiosissime, pesanti e ripetitive letture accademiche (casomai qualcuno le proponesse per sbaglio).

Naturalmente è una lettura assolutamente vietata ai minori, a chi cerca l'"orientalismo"... e ai bacchettoni. Cose Turche, insomma, e lo dice anche il titolo.

27/apr/2007 10.53

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