Ogni qual volta mi capita di leggere un articolo o un libro di Aldo C. Marturano, mi rendo conto di come la storiografia "nazionale" (che scade spesso in "nazionalista") riguardo "tematiche orientalistiche" sia propagatrice di stereotipi e di prese di posizione precostituite facilmente dimostrabili ma, ahinoi, praticamente impossibili da smantellare.
Il più delle volte infatti, il metodo utilizzato in questi studi risente di un’impostazione "nazionale" che parte da indicatori osservabili attualmente come lingua, osservanza religiosa, tradizioni popolari, luogo di residenza, e da questi arriva a ritroso a stabilire contiguità o connessioni con chi si vuole nel passato, elidendo chi non aggrada in quanto corrispondente a criteri più ideologici e politici che storici.
E così che, per elisione che porta all’amnesia storica, si dimentica la storia e si creano "parentele" arbitrarie e mistificate, "buoni" e "cattivi" tout-court che non dovrebbero far parte di una esposizione seria. Anche perché, oltre lo storico, esistono o i fruitori di storia che in Italia possono utilizzare la storia come base di appoggio per convinzioni separatiste anti-italiane ma dall’altra parte dell’Adriatico, questa stessa categoria di convinzioni porta allo scontro etnico e razziale, in quanto al vicino "manca" qualcosa per abitare (o per aver abitato) a pieno diritto su un luogo dato.
I libri e gli articoli di Marturano si propongono come cura a queste deviazioni strumentali della storia ed illustrano un medioevo russo plurimo e fecondo, dove non vi sono solo slavi e normanni, ma anche peceneghi, cumani, finnici, ebrei, italiani, arabi. Allo stesso modo non vi sono solo icone ed oranti masse cristiano-ortodosse, ma anche e, soprattutto, le tradizioni ed i modi di vita slavi, variaghi, turchi, finnici che costituivano un universo interagente e composito.
In Vita da Smierd ad esempio, che parla essenzialmente degli antichi slavi, uno studioso di folklore rumeno può trovare molte risposte immediate e meno costruite riguardo le stesse di varie ipotesi "romane" lanciate e strutturate da Mircea Eliade, così come quello di folklore bulgaro ne può trovare in abbondanza senza andare ad azzardare ipotesi trace come spesso si faceva o "iraniche" come si fa oggi. Sintetizzando, vi si ritrova parlando del contadino russo (lo smierd, appunto) il ruolo persistente degli Slavi anche nei Balcani, con i loro calendari, usi e costumi. E vi si ritrova quella "storia sociale" che in Romania era stata ben espressa da A. H. Stahl nella seconda metà del secolo scorso che, criticando apertamente l’uso comune di "occidentalizzare la storia d’Oriente" per renderla "pari" a quella dell’Europa occidentale, finiva per toglierle il medioevo (che non è stato feudale all’"occidentale", ma basato per lo più sui metodi di vassallaggio dei "popoli delle steppe") e a far "partire" le vicende storiche dalla fondazione (XIII-XIV) degli embrioni "statali" moldo-valacchi.
Allo stesso modo, in "Cristo e la mafia dei Rus’", Marturano affronta il problema delle "origini normanne" della Rus’, descrivendo l’ascesa del cristianesimo come forma organizzativa ed il rapporto, sempre basato su forme tributarie, dei Variaghi rispetto ai propri soggetti (clienti-alleati) slavi, finni e turchi, in un sistema di vassallaggio impostato sull’uso della coercizione e sul controllo delle vie fluviali.
In Andrea deve morire e in Mai più una Quarta Roma Marturano si addentra nelle lotte dinastiche tra i vari principi russi, puntualizzando nell’ultimo il periodo di fiscalismo avanzato(evoluzione e strutturazione di quello dei secoli precedenti) noto come giogo tataro, mentre in Mechek: il paese degli ebrei dimenticati ad essere descritto esemplarmente è il rapporto tra gli Slavi ed i khazari, la potente confederazione delle steppe dalla élite turca che probabilmente aderì all’ebraismo. Rapporto sempre e comunque basato su tributi e vassallaggi di varia natura.
Nella biografia Olga la Russa, dedicato ad Olga di Kiev, è di nuovo il complesso rapporto tra variaghi, "popoli delle steppe", slavi ed i cristianesimi (ovvero le diverse confessioni cristiane).
La feconda produzione di Marturano svela al lettore italiano un periodo storico poco affrontato nella divulgazione. L’accuratezza descrittiva porta il lettore nella vicenda, provocando quell’emozione necessaria per non (s)cadere nell’accademismo e, soprattutto, nella riproposizione di "storia" trita e ritrita (e quindi prevedibile).
Questo perchè ci può essere sempre un fatto storico dimostrabile che può annullare quanto affermato nelle cronache e scritto nella storiografia, un’interpretazione felice o un’intuizione geniale che può mettere in discussione l’acquisito.
E’ così che l’"Oriente europeo medioevale" diviene vivo, pulsante: con la descrizione della condanna a vita nel nascere povero, con la vita di tutti legata ai ritmi di produzione, alla "fortuna" così come all’assenza di "nazione" e al concetto di "clientela", così evidente ancor oggi.
E’ una storia "reale" quella che scrive Marturano, una storia tutt’altro che "periferica": è la storia di una parte d’Europa, quella orientale, che inizia dall’Adriatico e non si sa dove finisca esattamente. Nel medioevo come oggigiorno.
In merito al pregevole articolo di Maturano pubblicato su questo sito, crediamo sia utile integrare la sua bibliografia con E. Ashtor, Storia economica e sociale del Vicino Oriente nel Medioevo, Einaudi, Torino, 1982 , testo di base e di facile reperimento in lingua italiana. Il testo di M. Lombard è tradotto in italiano per i titoli della Rizzoli con il titolo Splendore ed apogeo dell’Islam.
| torna su |