Vlad Dracula nelle fonti storiche, con particolare riferimento alle cronache ottomane

La difficile condizione di vassallaggio nei confronti dell'Impero ottomano della Valacchia e della Moldavia trova ragione politica anche nella particolare condizione dei Valacchi e dei Moldavi stessi nei riguardi dei propri vicini Ungheresi e Polacchi.

In ragione della loro fede ortodossa infatti, i Valacchi erano considerati "scismatici" dai loro vicini cattolici ed una parte consistente di loro, i Valacchi di Transilvania, viveva deprivato dei propri diritti in questa regione sotto diretta amministrazione ungherese.

I Valacchi dei voivodati di Moldavia e Valacchia, vassalli degli Ottomani, mantenevano invece intatta la propria autonomia amministrativa, godendo di uno statuto che garantiva loro la "protezione" del Sultano dietro osservanza di alcuni rituali simbolici, il pagamento di tributi e l'obbligo di fornire armati durante le spedizioni di guerra ottomane.

In cambio di ciò, gli Ottomani s'impegnavano (con scarsa applicazione letterale dei trattati, in verità) a non interferire negli affari interni dei Paesi ed a "proteggere" i propri sudditi "autonomi" contro le vessazioni e le invasioni di altri stati, in particolare dei potenti vicini cattolici.

La formula "Dosta dost ve dus_mana dus_man olub" (sono amico dell'amico e nemico del nemico) riportata sui patti bilaterali tra Moldavi, Valacchi ed Impero ottomano, impegnava appunto i due contraenti a fornirsi reciproco ausilio in caso di aggressione esterna.

I figli dei nobili regnanti moldo-valacchi venivano pertanto inviati ad Istanbul come rehib (ostaggi) con il duplice scopo di istruirli al meglio e controllare i propri parenti.

Questo sistema ha dato, probabilmente, il suo miglior frutto con la formazione intellettuale del grande storico Dimitrie Cantemir, multiforme ingegno di nascita non nobile (era figlio di un oscuro serdar, Constantin, perennemente minacciato dalle famiglie moldave di antico lignaggio proprio a causa della propria non appartenenza all'aristocrazia).

Questa particolare condizione di vassallaggio costringeva, tuttavia, i voivoda moldo-valacchi a barcamenarsi tra intrighi di Palazzo orditi dalle diplomazie straniere e molto più sovente, dalle fazioni delle famiglie dei potentati autoctoni.

Molto spesso, quindi, i voivoda moldavi furono costretti ad assumere un atteggiamento politico che, inquadrato con le categorie di pensiero a noi contemporanee che tendono ad opporre "cristiano" a "musulmano" può sembrare non proprio corretto nei confronti sia dei "protettori" ottomani sia della "Cristianità".

Quest'atteggiamento è solo apparentemente contraddittorio. Infatti, considerando il ruolo di perenne subordinazione nel quale erano relegati i Valacchi del Regno ungaro (e quindi anche Transilvani) può essere chiaro il quadro delle azioni "anti-cristiane" (in realtà anti-cattoliche) di quelli rimasti "autonomi" nelle Terre Rumene, che riflettono sul piano pratico la famosa frase del megaduca bizantino Luca Notaras all'indomani della celebrazione della messa per l'unione delle Chiese cattolica ed ortodossa nella cattedrale di Santa Sofia a Costantinopoli il 12 dicembre 1492: "Sarebbe meglio vedere che domina nel mezzo della città il turbante dei Turchi piuttosto che la mitra dei Latini" (Ducas, "Istoria turco-bizantina (1341-1462)", ed. crit. e trad. rumena di V. Grecu, Bucarest, 1958, CLVII, col. 1072 C).

Uno dei personaggi storici valacchi più noti e rappresentativi di questa situazione di perenne tentativi di bilanciamento è il voivoda Vlad Tzepes (novembre/dicembre 1431-1476. "Tzepes" viene tradotto abitualmente in italiano come "impalatore", non credo sia errato, tuttavia, tradurre il termine come "inzeppatore", in quanto il verbo rumeno a inzepa ha lo stesso significato dell'italiano "inzeppare", molto più espressivo), passato a rappresentare, tramite il romanzo di Bram Stoker, il vampiro per eccellenza.

Sia pur valacco, Vlad nacque a Sighishoara (Segeszvar), in Transilvania, in ambiente sassone e quindi occidentale. Nel 1444 è però tenuto in ostaggio dagli Ottomani sui monti dell'Anatolia, insieme al fratello Radu il Bello, e viene quindi educato "alla turca", come si conviene al suo rango. Nella sua prigionia viene a sapere, nel dicembre 1447, dell'assassinio del padre e del fratello Mircea (interrato vivo) da parte del partito rivale dei Daneshti, aiutati dall'ungherese di origini valacche Janko Hunyadi (1387-1456).

Probabilmente aiutato dagli Ottomani, nel 1448 Vlad arriva in Valacchia ed organizza i boiari partigiani della sua famiglia e nell'ottobre dello stesso anno occupa il trono, approfittando del fatto che il voivoda Vladislav II, istallato da Hunyadi, è a Kossovo Polje a combattere per la cristianità contro gli Ottomani ed i loro alleati cristiani balcanici.

Sul trono valacco però, Vlad resta solo un mese ed è costretto a riparare dal suo parente Alexandrel, voivoda di Moldavia. Rimane in Moldavia per tre anni, protetto anche dal voivoda Bogdan II, successore di Alexandrel, ed anch'esso imparentato con Vlad.

Quando, nel 1451, Bogdan II viene ucciso in una lotta dinastica da Petru Aron, Vlad insieme figlio del primo, Stefano (che diventerà poi Stefano il Grande di Moldavia), si rifugia dal suo vecchio nemico Hunyadi.

Hunyadi aveva già un piano per Vlad: farlo divenire voivoda di Valacchia, essendo ai ferri corti con il suo vecchio protetto Vladislav II, sorretto da boiari filo-ottomani. Trasferisce infatti Vlad già nel 1452 a Brashov (Brassoy) la potente città mercantile sassone ai confini con la Valacchia.

L'anno successivo però, Costantinopoli cade in mano ottomana, e lo shock è immenso. Hunyadi deve attendere ancora per attuare il proprio piano contro i Daneshti.

Organizza pertanto un grosso esercito che si scontrerà e vincerà, a Belgrado nel 1456, l'esercito ottomano di Mehmet II Fatih. Vlad non partecipa allo scontro, ma attende ordini in Transilvania. Ordini che non giungeranno: una pestilenza infatti decima l'esercito vittorioso ungherese e porta la morte all'"Atleta di Cristo" Hunyadi.

Appresa la notizia Vlad decide di agire indipendentemente e, dopo un attacco di preda di Vladislav nel feudo di Dracula del Fagaras, con un'azione fulminea, passa la frontiera ed uccide il voivoda e buona parte dei suoi partigiani.

Di nuovo sul trono e più stabilmente, Vlad si dedicherà sistematicamente, all'eliminazione fisica dei suoi avversari, specialmente i partigiani superstiti dei Danesthi. Ed è in questo periodo e contro gli stessi valacchi che Vlad utilizzerà per la prima volta e si specializzerà nella sua crudeltà preferita, l'impalamento spettacolare di massa e passerà pertanto alla storia come Vlad l'Impalatore.

Manda quindi, nello stesso 1456, ambasciatori che portano il suo giuramento di fedeltà al Re d'Ungheria. Nel 1457 manda un esercito in aiuto a Stefano il Grande, per prendere il trono di Moldavia e sempre nello stesso anno sostiene i Corvino in Ungheria nella loro lotta dinastica contro Ladislao V.

Con la vittoria dei Corvino nel 1458 vi è l'apogeo della politica di Vlad, che non deve temere nulla né dagli Ungheresi, né dai Moldavi. Tuttavia la Transilvania era abitata da potentissimi gruppi di Sassoni, Ungheresi e Szekler, alcuni dei quali fedelissimi di Ladislao V, e da Valacchi nemici dei Draculeshti. Vlad si occupa di loro, con la rapidità e la crudeltà che lo contraddistinguono. La prima operazione di rilievo Vlad la compie contro i cittadini della città di Sibiu e gli abitanti di molti villaggi sassoni dell'area colpevoli di aver parteggiato per il pretendente al trono di Valacchia Vlad il Monaco (Vlad Calugarul. Lo stesso Vlad lo chiamerà in una sua lettera, "sacerdos Valahorum").

Ancora più terribile è l'azione del 1459 contro i mercanti sassoni residenti in Valacchia. Vlad ne farà impalare 41 e farà bruciare vivi ben 300 ragazzi sassoni, inviati dalle famiglie, come d'uso, in Valacchia ad imparare la lingua e la pratica del commercio. Ancora un'esecuzione di massa, quindi, e contro altri cristiani.

Nel marzo 1460 il pretendente Dan il Giovane, con un esercito sassone desideroso di fare giustizia contro il voivoda passa i monti per combattere Vlad il quale, però, vince e costringe Dan a scavarsi da solo la fossa dove verrà seppellito vivo. Questa pratica dell'interramento sembra essere quindi una punizione molto in voga tra i Valacchi del XV secolo, probabilmente riservata ai soli boiari.

Vlad passa ben tre volte in questo periodo la frontiera con la Transilvania e va a punire di nuovo i Sassoni ed i suoi avversari valacchi, impalando intere comunità paesane, preti ortodossi compresi.

Le vittorie contro le città mercantili sassoni danno a Vlad l'apporto di un notevole tributo economico periodico.

Ma Vlad non dimentica i Valacchi stessi. Come nel banchetto del Cantare dei Nibelunghi il voivoda fa uccidere tramite impalamento l'élite dei boiari valacchi, che aveva invitato alla sua corte. (Michael Beheim, "Gedicht uber den Woiwoden Wlad II. Drakul", ed. Gr. Conduratu, versi 443-480).

Grazie a queste azioni cruente contro i Sassoni ed i Valacchi, la fama di Vlad Dracula si espande tra gli Occidentali e comincia ad attirare sempre di più l'attenzione degli Ottomani.

Certamente le manovre di Vlad e degli Hunyadi-Corvino avevano destato preoccupazione ad Istanbul. Nel maggio 1458 infatti, un numeroso distaccamento ottomano, sotto il comando del visir Mehmet Pas_a il Greco, fa un raid in Valacchia a caccia di schiavi. Vlad Tzepes allora passa la frontiera ottomana, sconfigge Mehmet Pas_a e lo condanna a morte per impalamento insieme a migliaia dei suoi.

Il Sultano allora tenta la carta diplomatica. Tuttavia gli ambasciatori inviati in Valacchia fanno una triste fine, il Voivoda rifiuta di pagare il tributo e sfida apertamente Istanbul.

Nel 1461-62 Vlad si spinge ancora oltre: passa la frontiera del Danubio e distrugge, in pieno territorio ottomano, numerose guarnigioni ottomane, a mo' di guerra preventiva. In questa spedizione, probabilmente concordata con Mattia Corvino, Vlad afferma di aver ucciso 23.809 Turchi. Il Voivoda aveva infatti tenuto conto delle teste tagliate, e si rammarica di quelli che non ha potuto contare in quanto morti arsi nelle proprie case, che comunque stima a 884 unità.

Mehmet II non può tollerare a lungo la situazione e la crudele audacia di Vlad. Se gli inviti all'aristocrazia valacca di riprendersi il potere eliminando Vlad erano stati da quest'ultimo decisi nel sangue e la figura del fratello di questi, l'effeminato strumento ottomano Radu il Bello, non riscuoteva successo tra la popolazione valacca, bisognava agire militarmente.

Ne consegue che, nei primi mesi del 1562, una potentissima armata ottomana si muove in tre tronconi verso la Valacchia. Un numero considerevole di boiari valacchi, sembra, rifiutò di muovere con Vlad contro i Turchi ed il voivoda si affidò ad un esercito popolare, determinato ma poco addestrato, come riporta l'ambasciatore veneziano Pietro de Tommasi alla corte di Mattia Corvino ("Mon. Hung. Hist.", I, p. 145-147).

Vlad adottò contro i Turchi una tattica di logoramento e di guerriglia, che ebbe un successo insperato. Alle perdite continue degli Ottomani si aggiunse l'arrivo di una pestilenza che cominciò a decimare gli invasori. Il 16 giugno 1462, in un attacco notturno rimasto famoso, Vlad penetra nell'accampamento principale ottomano e semina il panico per poi fuggire di nuovo.

Ancora più terribile è l'immagine che il Sultano troverà davanti Tirgovishte. La città, deserta, è attorniata da una foresta di migliaia di cadaveri turchi e di altra origine e impalati a mestiere.

La guerra psicologica di Vlad ha il suo successo. Mehmet il Conquistatore stesso si meraviglia di tanta crudeltà gratuita. In due settimane Vlad aveva costretto a ritirarsi, impressionato, con forze minime e crudeltà inimmaginabile, il più potente esercito del mondo.

La ritirata turca non è indolore. Vlad perseguita gli invasori che cominciano a fuggire disarticolatamene.

Probabilmente per timore della vendetta del vittorioso Vlad i boiari valacchi, che avevano rifiutato di aiutarlo, devono per forza rivolgersi di nuovo agli Ottomani per trovare scampo da una fine prevedibile. Avanzano richiesta al Sultano sconfitto, e quindi desideroso di regolare i conti, di designare come voivoda legittimo Radu il Bello, per togliere di mezzo Vlad.

Il Sultano accetta e i boiari ed i Turchi guidati da Radu iniziano una guerra che, a fasi alterne, premia l'uno o l'altro condottiero. L'otto settembre 1462, Vlad, con l'aiuto dei Moldavi, riesce a sconfiggere definitivamente gli Ottomani, uccidendone 30.000. La gloria e la fama di Vlad sono celebrate ovunque. Persino a Rodi si fanno suonare le campane in suo onore.

Rudu trova scampo alla corte di Mattia Corvino, che gli accorda asilo per intercessione dei Sassoni e probabilmente preoccupato per la crescita di prestigio e delle crudeltà di Vlad.

Per timore degli Ungheresi, Vlad cambia politica, e chiede aiuto al Sultano. Ma l'esercito di Corvino lo sconfigge a Piatra Craiului (Pietra del Re) e Vlad è fatto prigioniero e portato a Buda, dove troverà fine la sua esistenza.

La breve biografia che si è stilata ha avuto il solo scopo di illustrare quanto la memoria delle azioni di Vlad Tzepes si sia potuta tramandare, anche a livello popolare, tra diverse genti e strati sociali, come quella di un principe che di "demoniaco" ha avuto ben poco.

Al di là di alcune posizioni che potrebbero far credere che Vlad sia stato un uomo amante del popolo, in quanto di esso si è servito per cacciare i Turchi e sterminare i boiari, il voivoda ha dimostrato il suo pensiero riguardo coloro privi di beni materiali: "Nessuno deve essere povero nella mia terra, ma tutti ricchi" (Hurmuzaki, XV/1, p. 55-56). Detto fatto, sembra che abbia fatto piazza pulita di tutti i nullatenenti, eliminandoli fisicamente.

Ricchi, poveri, cristiani cattolici ed ortodossi, musulmani, Ungheresi, Valacchi, Sassoni. Nella memoria di tutti i discendenti di coloro che hanno avuto qualcosa a che fare con il Principe, il tratto negativo è stato presente fino a quando una certa e persistente storiografia che come tratto distintivo ha avuto (ed ha, purtroppo, ancora oggi) il "leitmotiv" della guerra santa contro i Turchi ne ha fatto addirittura un Eroe della Cristianità. Il fatto che siano state suonate campane di gioia per lui che aveva impalato preti di villaggio e sterminato i poveri quando ha sconfitto Mehmet II, potrà fornire, si spera, materia di discussione su quali mostri si annidino negli sviluppi occidentali e soprattutto, cristiano ortodossi, della visione dell'Islam.

Ma i Turchi, o meglio, gli Ottomani, come consideravano questo crudele avversario (o alleato, a seconda delle occasioni)?

I cronisti ottomani che ce ne parlano ve ne sono numerosi: Tursun Bey, Ibn Kemal, Koca Huseyn, As_ik Pas_azade, Enveri, Hoca Efendi.

Tursun Bey (si veda F. Babinger, "Osmanli Tarih yazarlari ve eserleri", trad. turca di Cos_kun Uçok, p. 29) era un contemporaneo di Vlad Tzepes, e prese parte alla conquista di Costantinopoli. Nella sua "Storia del sultano Mehmed Khan, il Padre Conquistatore" ci traccia la figura di Vlad come un "tiranno sanguinario e gavur" che era talmente crudele che la sua crudeltà estrema si ritorceva contro gli stessi "gavur" (infedeli).

Narra poi che nella fortezza di legno dove risiedeva (Agaç-Hisar) aveva progettato e costruito un particolare giardino, lungo sei miglia. Due fila di spunzoni dove v'inzeppò una moltitudine di Ungheresi, Valacchi e Moldavi. Oltre il "giardino" vi era una foresta: Vlad impiccò ad ogni albero una vittima e, quando un cadavere veniva tolto, subito veniva sostituito da un altro sventurato.

Il nome ottomano è "Drakul-oglu", ovvero "Figlio di Dracula" ma più usato è quello corrispondente al rumeno, ovvero "Kazikli Voivoda", il "Voivoda con il palo" ed Ibn Kemal (Kemal Pas_azade, morto nel 1535) ci spiega il perché con dovizia di particolari, facendo sempre riferimento al "giardino", dove il sangue fresco sono tulipani e parti del corpo degli impalati sono frutti perenni in estat