Due immagini opposte ci ricordano uno dei tanti episodi della presenza musulmana in Italia: la riprovevole violenza subita dalla figlia di Sophia Loren nel film "La Ciociara" da parte di militari marocchini del contingente Francese (o piuttosto alcuni mercenari non inquadrati) e la scritta "Morto per la Francia" che compare sulle lapidi di ciascuno di quei militari marocchini caduti in Italia durante la II Guerra Mondiale.
Tra questi due opposti - la condanna di un vergognoso costume dei soldati e la glorificazione dei caduti - si pone la vicenda dei militi musulmani che combatterono sia tra le file alleate per liberare l'Italia dalla dominazione tedesca, nonché sia tra quelle tedesche per combattere i partigiani nel Nord d'Italia.
Per varie cause storiche le popolazioni berbere ed arabe del Nord-Africa hanno fornito validi soldati agli eserciti arabi e, più di recente, francesi e italiani. La conquista araba della Sicilia a partire dall'827 fu sostenuta da armate berbere, così come Sawdan, il più importante dei tre emiri di Bari (sotto dominazione musulmana dall'847 all'871) era di sicuro un moro (il soprannome Sawdan in arabo vuol dire appunto 'nero'). Bisogna poi ricordare la tribù berbera degli Zuavi che nel XIX secolo fornì gli uomini per uno speciale contingente dell'esercito francese (dal cui tipico abbigliamento deriva la nota foggia di pantaloni 'alla zuava') impiegato anche nella difesa dello Stato della Chiesa.
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Nei pressi di Venafro (IS) si trova il cimitero di guerra francese, nel quale sono sepolti circa 7000 soldati di origine marocchina algerina e tunisina, oltre ad alcuni africani non meglio identificati (senegalesi?), caduti in gran parte durante la battaglia di Cassino (nov. 1943-mag. 1944). Per essi è stato eretto un monumento che richiama esplicitamente i minareti nord-africani, decorato con piastrelle ceramiche azzurre, che risaltano sul bianco calce delle mura, e con alcune iscrizioni. Al suo interno vi sono alcune tombe, di cui una al milite ignoto musulmano, e tre dedicate a militi con nome, uno Tunisino, uno Algerino, uno Marocchino. Nel cimitero le file delle tombe sono tagliate in due da un viale, al centro del quale vi è un altare con due iscrizioni; alla fine del viale vi è appunto il minareto racchiuso in un recinto quadrato. Tutte le tombe sono disposte approssimativamente secondo l'asse Nord-Est Sud-Oovest, con le lapidi rivolte a Nord-Est, ad eccezione di alcune tombe, poste dietro il minareto, di soldati ebrei (riconoscibili dalla stella a sei punte sulla lapide) e animisti (sulla lapide hanno un 'agnostico' sole stilizzato). Questa disposizione delle tombe suggerisce la possibilità che i caduti musulmani, qualora siano stati disposti sul fianco destro, abbiano il volto rivolto a Sud-Est, cioè pressappoco in direzione della Mecca, secondo la prescrizione della legge islamica; ma non possiamo sapere in che posizione siano stati effettivamente sepolti. Le tombe musulmane (con la mezzaluna sulla lapide) vengono, nell'ordine, dopo quelle cristiane (con la croce), e cioè più vicine al minareto. Vi sono inoltre delle tombe di ufficiali musulmani all'interno del recinto. Su ciascuna lapide è riportato il nome (se noto) e la dicitura "morto per la Francia". E' da notare che anche fra le tombe cristiane sono riconoscibili nomi arabi e africani.
Ecco i testi delle iscrizioni arabe:
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Un'altra battaglia importante della II Guerra Mondiale ha lasciato sul territorio italiano dei caduti musulmani: quella combattuta, fra gli altri, dall'esercito inglese contro quello tedesco sul Sangro nel novembre 1943. Tra le fila inglesi infatti combattevano contingenti indiani. Ne è testimonianza il cimitero inglese che si trova lungo la SS 16 Adriatica, nei pressi di Torino di Sangro (CH).
Il cimitero include, secondo i registri ufficiali, 2344 tombe, di cui 355 di indiani delle Indian forces e del Royal Indian Army Service Corps. Delle 355 salme di soldati indiani 50 sono non identificate, 5 sono di indù, il resto sono musulmani, provenienti in prevalenza dal Pakistan, del 8º, 15º e 16º Punjab Regiment. La loro disposizione all'interno del cimitero, che si stende su un declivio ad anfiteatro rivolto a Sud, è distribuita sulle estremità. All'estremità Ovest vi è un altare che ricorda i corpi e i nomi dei caduti delle Indian Forces, con due iscrizioni in Hindi. A monte di tale monumento vi sono cinque file di 18, 18, 17, 18 e 16 tombe, in prevalenza musulmani (4 indù e 27 ignoti), e a valle ci sono due file di 8 e 17 tombe di militi non combattenti, tra i quali un solo musulmano. All'estremità Est vi sono tre gruppi di 5 file di 18 tombe ciascuna (eccetto l'ultima di 16 tombe) in prevalenza musulmane (1 indù e 19 ignote). In totale: 304 musulmani 5 indù 46 ignoti Le lapidi dei soldati musulmani recano l'iscrizione in lingua araba Huwa al-.Gaf_ur ("Egli è il Perdonatore") e, in basso, il versetto Coranico Inn_a li-'ll_ah wa-ilay-hi r_a_gi`_una (a Dio apparteniamo e a lui ritorniamo). Va da sé che, secondo la disposizione su indicata, le tombe ad una estremità sono rivolte a Sud-Est, mentre le altre a Sud-Ovest. Ovviamente non sappiamo se le salme sono sepolte col volto verso la Mecca (in questo caso Sud-Est) secondo il precetto musulmano.
I corpi di cui facevano parte questi soldati erano:
Indian Forces: -Indian armoured Corps - Royal Regiment of Indian Artillery - The Corps of Royal Indian Engeneers - Indian Signal Corps - 5º Mahratta Light Infantry - 6º Rajputana Rifles - 8º Punjub Regiment - 12º Frontier Force Regiment - 13 Frontier Force Rifles - 15º Punjub Regiment - 16º Punjub Regiment
Royal Indian Army Service Corps: - Indian Army Medical Corps - Corps of Indian Electrical & Mechanical Engeneers - Indian General Service Corps (non combattente) - Indian Pioner Corps