Il problema delle ambivalenze linguistiche nella grammatica araba è stato sviscerato dai grammatici arabi fin dai primi secoli dell' Egira ed è stato in seguito studiato da una serie di ricercatori occidentali (1)
Di fatto resta che l' arabo è una lingua fortemente analogica riguardo alla genesi delle parole. In essa è esplicito il legame paradigmatico fra radice e derivati della radice. Ibn Khald_u n nella parte della Muqaddima dedicata alle "Scienze e gli Insegnamenti" afferma:
"Presso ogni popolazione, la formazione del linguaggio dipende dalla terminologia. In questo senso, l' uso linguistico degli Arabi è il migliore possibile. L' arabo è la lingua che esprime più chiaramente il pensiero poichè, oltre alle parole, ha delle vocali per distinguere il soggetto e il caso indiretto o genitivo e delle lettere che trasformano le radici verbali mobili in schemi, senza aver bisogno di altre parole. L' arabo è la sola lingua che presenta questi vantaggi, poichè tutte le altre lingue fanno ricorso a tante parole quante sono le idee o le situazioni particolari. È ciò che notava già il Profeta:" Ho ricevuto (da Dio) i termini più carichi di senso e la parola più concisa (4)(4) Ibn Khald_un, Muqaddima, trad. di V. Monteil, Sindbad, Paris, 1967-68, V. 3, p. 1244-1245.".
È ovvio che, in una tale situazione, le parole vangano ad assumere valenze più ampie: allo specifico significato della parola si aggiunge (sia pure latamente) quello dell' intera radice. Ad esempio, A.hmad Ibn Faq_ir `abd al-N_asir al-Jab_ar_i (5)
Probabilmente la "Spiegazione" non è del tutto in linea con le intenzioni dell' autore che scrive più di due secoli prima, alla fine del XV secolo. Sicuramente però sia da parte dell' autore che del copista è evidente una coscienza linguistica dell' ambivalenza espressa nell' introduzione.
Il testo, tradotto letteralmente con gli strumenti dati dal vocabolario, esordisce in questo modo:
" Sia lodato Iddio, egli è colui che crea coloro che vengono coperti (o coloro che vengono coperte), il bere e le labbra che sporgono, colui che apre la strada al sentire e ai sentimenti. Signore dell' Oriente e dell' Occidente! ".
Con l' ausilio della "Spiegazione" la traduzione suona:
"Sia lodato Iddio, egli è colui che crea le donne, le labbra e la vulva, che apre la strada nei fianchi della vulva e (apre la strada) alle debolezze dei cinque sensi. Signore dell' Oriente e dell' Occidente!".
L'ampiezza del lessico usato è tale che neppure con l' ausilio della "Spiegazione" si possono eliminare i dubbi che derivano dalla comparazione dei manoscritti (11)
"Egli ha creato le schiave in fuga senza gambe e ha fatto spiccare il volo al giorno e alla notte (12)
(12) Ms. AR 3066, fol. 1v°, vedi sopra."
Il manoscritto in cui compare la "Spiegazione" del copista invece dice:
"Egli ha fatto scorrere i canali nel deserto senz' alberi e ha fatto covare l' ottarda e il ciurlo (13)
(13) Ms. Ar 3067, fol. 1v°, vedi sopra."
Molti degli autori arabi che si sono occupati di erotologia hanno dedicato almeno una parte del proprio lavoro alla terminologia sessuale.
Il soggetto di queste "liste di nomi" va dai "nomi degli organi sessuali" ai "nomi del coito". Suy_u.t_i stesso dedica un' intero capitolo (il secondo) del suddetto Wish_a.h (14)
Fra gli autori contemporanei che si sono occupati di queste "liste" il più importante è certamente .Sal_a.h al-D_in al-Munajjid che, nei suoi due studi su "La Bellezza Femminile fra gli Arabi" e "La Vita Sessuale degli Arabi" d_auna terminologia delle parti del corpo femminile e uno sguardo di insieme sul "lessico sessuale" (15)
"Non esageriamo quando affermiamo che gli arabi hanno creato, per le questioni sessuali, un numero di parole che non si riscontra in alcuno degli altri domini. Non esageriamo quando affermiamo che non si ritrova in alcuna lingua europea ciò che troviamo, riguardo alle parole del sesso, nella lingua araba sia in quanto a numero che in quanto a varietà.
Gli scienziati del linguaggio ricordano che vi sono un centinaio di parole per descrivere il nik_a.h [matrimonio o rapporto sessuale] e centinaia di parole per descrivere l' atto del nik_a.h; numerose parole sono state create per nominare il farj [organo sessuale femminile], le sue parti e la sua forma, come molte sono state fatte per denominare il membro maschile. E forse il numero (di nomi) che gli scienziati hanno donato è più esiguo del numero reale. Questo perchè quando si cerca una parola sul dizionario capita che si trovi una parola che indica, in senso metaforico o reale, qualcosa che riguarda il sesso." (16)
Il limite della ricerca è di fatto quello della non riproducibilità, attraverso lo studio dei testi, dell' uso linguistico dei termini presi in esame, nella lingua parlata. Il rapporto fra quest' ultima e il testo è ricostruibile solo in minima parte, soprattutto per quanto riguarda le fonti medievali.
Sebbene esistano studi sull' uso di terminologie sessuali nel linguaggio parlato (17)
D' altra parte la scrittura riflette l' ideologia dello scrivente nel senso che, proprio perchè il rapporto fra attore e atto scrittorio è mediato da un approccio meno istantaneo con il linguaggio, le scelte lessicali e terminologiche rivestono già in sé la qualità di "messaggio". (18)
I termini qui presi in esame non rappresentano dunque che una minima parte della materia su cui si potrebbe condurre la ricerca. Il motivo della scelta è dovuto soprattutto al ruolo centrale che questi termini (con i loro significati) hanno nel campo della sessualità in "oriente" come in "occidente". Da una parte il nik_a.h (matrimonio) inteso come "istituzione" (19)
Indagando su questi "poli" semantici si viene delimitando un' idea, seppure parziale, sul genere di sessualità di cui l' Isl_am è portatore.
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I due termini più usati in arabo per dire "matrimonio" sono nik_a.h e zaw_aj. L'uso di questi termini e il loro significato varia sensibilmente a seconda del periodo storico e del contesto letterario in cui sono inseriti. Ciò è dato dal fatto che le due parole non sono sinonime (20)
Il termine coranico per "matrimonio" è nik_a.h. La sua radice, N-K-.H, è usata nel Corano in funzione verbale (naka.ha, anka.ha, istanka.ha) per definire lo sposare, il dare in moglie.
Ciò non avviene per zaw_aj (21)
"O gente! Temete Iddio che vi creò da un'unica nafs. Ne creò il (la) suo (sua) zawj e trasse da quei due uomini e donne in gran numero..." (25)
(25) Cor. S. IV, delle Donne, v. 1; la traduzione in italiano, necessariamente, non può rendere conto della valenza sia maschile che femminile di zawj.Al contrario il concetto di nik_a.h è tutto interno a quello di matrimonio e non ha altra funzione che non quella di descriverlo (quale poi sia la sua valenza è da determinare). In particolare, rappresenta la codificazione giuridica del rapporto sessuale. Un autore malikita citato da A. Bousquet ne "L'Etique Sexuelle de l'Isl_am" (26)
(26) A. Bousquet, L'Ethique Sexuelle de l'Islam, G. P. Maisonneuve et Larose Paris, 1966, p. 101.lo definisce così:"Le mariage est le contrat par lequelle on acquiert l'appareil générateur d'une femme, dans l'intention de ne jouir..." (27)
(27) Il nik_a.h inoltre non è legato in maniera diretta alla maternità, se non in seconda istanza. La maternità infatti, pur essendo un fattore importante (famoso il motto del profeta riportato anche da al-Ghazz_al_i:" sposatevi e moltiplicatevi" ) e pur essendo ammessa solo all'interno del matrimonio, si presenta più come uno dei diritti di cui gode la donna sposata che come il fine primario dell'unione matrimoniale. La procreazione non è intesa dunque come fine unico del rapporto sessuale, ma come una conseguenza ben accetta di esso; questa conseguenza può essere evitata con la pratica del `azl, il coito interrotto, tollerato dai dottori della Legge e non proibito nel Corano, come affermano al-Ghazz_al_i, al-Bukh_ar_i, Muslim e altri. Si preferisce dunque il`azl all'interno del matrimonio (allo scopo di limitare le nascite) piuttosto che il non-matrimonio accompagnato da procreazione (l'ibn zin_a, figlio di adulterio o fornicazione, è un reietto della società e non trova collocazione giuridica).La valenza legislativa di nik_a.h si precisa ulteriormente con l'opposizione al verbo .harama, essere sacro, interdetto, inviolabile. I versetti 22 e 23 della S. IV, delle Donne, affermano:
"22. E non sposate le mogli già sposate ai vostri padri, salvo quanto già avvenuto: chè questo è una turpitudine, un abominio, un abbietto costume. 23. V'è proibito (.hurrimat `ala_ikum) prendere in spose le vostre madri, le vostre figlie, le vostre sorelle, le vostre zie paterne e materne, le figlie del fratello e le figlie della sorella, le nutrici che vi hanno allattato, le vostre sorelle di latte, le madri delle vostre mogli, le vostre figliastre che sono sotto vostra tutela, figlie di vostre mogli con le quali abbiate avuto rapporti maritali (chè, se non avrete avuto con loro rapporti, non sarà peccato), e le legittime mogli dei vostri figli, i quali sono dei vostri lombi; e v'è proibito anche di prendere in moglie due sorelle insieme, salvo quanto già sia avvenuto; certo, Dio è pietoso e misericorde" (28)
(28) La traduzione è di A. Bausani ne Il Corano, Sansoni, Firenze, 1978.Tutte le donne che non possono essere date in moglie perchè già sposate o perchè facenti parte di queste categorie sono infatti chiamate .har_am (proibite, sacre, inviolabili).
Il nik_a.h dunque si precisa come risposta giuridica (e politica) ad una situazione, quella dell'arabia pre-islamica, dominata in questo campo da costumi diversi. Al-Bukh_ar_i illustra in questo modo la varietà dei sistemi di unione sessuale in periodo pre-islamico:"Ibn Shib_ab ha detto che `Urw_a b. al-Zubayr riporta che `_A'isha, la moglie del Profeta, gli ha raccontato che, ai tempi del paganesimo c'erano quattro tipi di matrimonio:
1. Il primo fra questi si faceva come il matrimonio attuale: l'uomo destinava la domanda di matrimonio al tutore della sposa o a suo padre; quest'ultimo gli dava una dote e consumava poi il matrimonio.
2. Il secondo tipo di matrimonio aveva luogo nel modo seguente: l'uomo diceva alla sua sposa:'quando tu sarai purificata dalle tue mestruazioni, manda a dire a Un Tale che tu richiedi di abitare con lui'. Il marito allora si dipartiva dalla sua sposa e non la toccava fin quando ella non aveva mostrato l'indice di una gravidanza proveniente dalla coabitazione con un uomo. Appena la gravidanza si era manifestata il marito riprendeva, se voleva, i suoi rapporti coniugali con sua moglie. Questo tipo di matrimonio non si praticava se non con l'obbiettivo di avere un infante.
3. Il terzo tipo di matrimonio si praticava così: un gruppo di individui, dieci al massimo, avevano ciascuno dei rapporti sessuali con la stessa moglie. Quando questa moglie diveniva incinta e partoriva e quando erano passati un certo numero di giorni da quando aveva partorito, ella chiamava questi individui e nessuno di essi era dispensato dal non giungere. Poi, allorchè erano tutti riuniti da lei, ella faceva il seguente discorso:'Voi sapevate che questo sarebbe stato il risultato dei vostri rapporti con me; ho un infante. Questo infante è tuo figlio, o Un Tale, dagli il nome che desideri'. La paternità era allora attribuita a quest'uomo che non poteva sottrarsi a questo obbligo.
4. Il quarto tipo di matrimonio era praticato in questo modo: un grande numero di individui aveva dei rapporti con la stessa donna che non si rifiutava ad alcuno di quelli che si presentavano. Queste prostitute appendevano un drappo davanti alla loro porta che serviva come insegna. Quando una di queste donne diveniva incinta e partoriva, tutti i clienti si riunivano da lei. Si convocavano i fisionomisti che attribuivano l'infante a colui che giudicavano essere il padre. Da quel momento l'infante veniva dichiarato suo figlio ed egli non poteva sfuggire a questo". Quando Mu.hammad venne inviato, portatore di verità, egli abolì tutti i matrimoni del paganesimo e conservò solamente il matrimonio attuale. " (29)
(29) Al-Bukh_ar_i, Al-.Sa.h_i.h, p.428, Kit_ab 67, B_ab 36, tradotto da F. Mernissi in Sexe, Ideologie, Islam; Edition Tierce, Paris, 1985. Anche al-Bukh_ar_i, Al-.Sa.h_i.h, traduzione di M. Watt in Mu.hammad at Medina, Oxford University Press, London, 1956.L'apparato Coranico del nik_a.h rappresenta dunque una reazione ad una realtà diversificata in cui spesso si affacciava il problema della paternità dei figli e in cui, per necessità, non si seguiva il principio dell'attribuzione biologica ma quella sociale o legale del padre (30)
(30) Per la descrizione dettagliata di questi concetti vedi P. Bock, Antropologia Culturale Moderna, Einaudi, Torino, 1987, p. 106., in cui non era definito per tutti quale dovesse essere la residenza degli sposi e quindi in cui era diversificato il diritto di appartenenza di un figlio ad una o ad un'altra tribù.Nel Corano, insomma, le radici naka.ha e zawaja hanno funzioni distinte e, in un certo modo, complementari: da una parte il matrimonio come principio che regola l'ordine sociale e come codificatore di coordinate giuridiche (nik_a.h) e dall'altra quello di coppia intesa come nucleo atomico primario dell'ordine biologico-naturale preposto da Dio per l'umanità (zawj).
b) Naka.ha, verbo maschile
Il v. 3 della sura XXIV, della Luce (31)
(31) La ultima in ordine cronologico riguardo al matrimonio seguendo la periodizzazione di Th. Noldeke in Geschichte des Qorans, Leipzig, 1860, se si eccettua la Sura LX, dell'Esaminata, riguardo alle donne non musulmane., mette in evidenza l'uso solo maschile di naka.ha. Qui il verbo è usato due volte, al maschile, ed in forma attiva. La seconda volta tuttavia il senso è passivo. Una perifrasi infatti che mantiene intatta la "mascolinità" del verbo:"l'adultero non potrà sposare che l'adultera o pagana e l'adultera non potrà essere sposata che dall'adultero o pagano" (32)
(32) La traduzione letterale suonerebbe "l'adultera non la sposi se non l'adultero o pagano" .Sebbene l'uso di questa perifrasi sia isolato, è importante notare che solo due volte nel Corano (e nella stessa Sura) naka.ha viene coniugato al femminile. Ciò avviene in uno dei casi in cui la donna, in una certa misura è partecipe delle questioni matrimoniali: il ripudio (33)(33) I versetti in questione sono Cor. 230 e 232 della S. III, della Vacca, (sura Medinese) e recitano; 230:"e se l'ha ripudiata allora non gli è legittimata finchè non sposi un compagno all'infuori di lui". 232: "allora non impedirete loro di sposare i propri compagni". In entrambi la funzione del verbo naka.ha (sposare) è rafforzata dalla presenza di zawj (compagno/sposo).Scorrendo sui vocabolari è facile collezionare una serie di forme derivate da naka.ha di valore fortemente maschile: G. W. Freytag, nel Lexicon Arabicum-Latinum (34)
(34) Berlin, 1837, Vol. II, p. 264., riporta naka.ha a significati quali "perforare, congiungersi con una donna" , R. Traini (35)(35) R. Traini, Vocabolario Arabo-Iraliano, Istituto per l'Oriente, Roma, 1966, p. 1563; il dizionario tiene conto del lessico contemporaneo.riporta una forma man_aki.h, "donne" (nel senso di "sposate")(36)(36) Tha`_alib_i, Syntagma Dictorum Brevium et Acutorum, Ed. Valenton, Leyde, 1844, riportato in R. Dozy, Supplément aux Dictionnaires Arabes, Maisonneuve Fréres, Paris, 1927.e F. Steingass (37)(37) F. Steingass, A Learner's Arabic-English Dictionary, Libraire du Liban, Beirut, 1984.traduce la parola nakh con "pudenda di una donna, rapporto sessuale, donna sposata". R. Dozy (38)(38) R. Dozy, op. cit.inoltre menziona un uso naka.ha il_a (39)(39) Fanak_a.hu ila_ihum, in Ibn Haiy_an apud Ibn Bass_am, I, 22`vol. del manoscritto appartenuto a M. Mahl presente nella biblioteca di Parigi, Paris, 1927.dal significato "prendere una donna da un popolo" che richiama episodi di vita tribale (40)(40) Vedi il paragrafo 1 riguardo ai costumi matrimoniali preislamici..c) Nika.h ovvero rapporto sessuale
Naka.ha insomma è un verbo per lo più "maschile" che descrive la licitazione dell'atto sessuale nei limiti imposti dal Corano. Il sinonimo di nik_a.h potrebbe essere "rapporto sessuale lecito" o anche "istituzione del rapporto sessuale" in contrapposizione con il concetto di zin_a, "adulterio" ovvero "rapporto sessuale illecito". A. Bousquet afferma che nik_a.h significasse originariamente "coito" (41)
(41) A. Bousquet, op. cit, p.101.e R. Traini (42)(42) R. Traini, op. cit., p. 1563.da come dialettale l'accezione di naka.ha "accoppiarsi" (nik_a.h: "accoppiamento"). R. Dozy riporta invece una voce del Mohit al-Mohit di al-Bust_an_i: nikk_i.h, intensivo, dal significato "lussurioso, poligamo" , ma anche "timido" che, nel suo significato ambivalente ci informa di una valenza del tipo "colui che ha rapporti sessuali" (43)(43) Dozy, op. cit.; B. al-Bust_an_i, Mohit al-Mohit, Beirut, 1870..Ambiguità o Ambivalenza?
Occorre a questo punto determinare se vi sia ambiguità nel termine nik_a.h o se l'uso di questo termine sia ambiguo solo rispetto ad una lingua, la nostra, che non ha un termine corrispondente.
D. Cohen in un articolo apparso nel 1961 (44)
(44) Questo caso di ad.dà.d può essere considerato come "falso" nel senso che il suo significato rimane "intensivo" nell'una e nell'altra accezione e che il contesto di frase può eliminare l'apparente contraddizione.discute circa l'ambiguità della lingua araba. L'ambiguità, per Cohen, è data soprattutto dai fattori strutturali di generazione del lessico. Il primo è di tipo morfologico: la parola mu`abbad ad esempio è ambigua perchè è al tempo stesso "il participio passivo di un denominativo `abd "schiavo" o al contrario "onorato" in quanto participio dell'intensivo `abbada"; non è questo il caso di nik_a.h. Il secondo è dato dalla polisemanticità delle radici che "può accusare talvolta una polisemia lussureggiante, generatrice di ambiguità". Sarebbe nik_a.h in questo senso ambiguo in quanto termine di doppio valore semantico?Per vedere sviscerato il problema in maniera esplicita può essere utile ricorrere agli autori che hanno svolto la loro opera nel campo dell'erotologia. In essa infatti il significato di nik_a.h appare certamente ambivalente, ma non ambiguo.
Tij_an_i (45)
(45) D. Cohen, Arabica, T. VII, 61, p. 1-29.nel suo Tu.hfa al-`ar_us wa Nuzha al-Nuf_us (46)(46) Ab_u Mu.hammad `abd Allah b. Ibr_ah_im al-Tij_an_i, nato a Tunisi e morto non prima del giugno 1309 (Muharram 709) mese e anno in cui tornò da un viaggio al seguito del principe Hafside Ab_u Ya.hy_a Zakariy_a b. A.hmad al-Lihiy_an_i nel sud della Tunisia e a Tripoli (viaggio di cui fece una relazione, la Ri.hla, tradotta da A. Rousseau in Journal Asiatique, 1852-1853).dedica l'ultimo paragrafo del XXI capitolo ai "Nomi del Nika.h" (47)(47) Secondo A. W. Bouhdiba in La Sexualité en Islam, Quadrige/ Presses Universitaires de France, Paris, 1975, p. 176 l'opera è ancora inedita. Al contrario Munajjid in op. cit. (1958), p. 101, la dà per edita. Segue l'elencazione del G.A.L., I, 368: Paris 5887, 5899 (ma anche 3061-3062-3063-3064), Alger 1786, Cambr. 226, Cat. Browne 174, p II Ambr. C 141, iii (RSO VIII, 609), Hespéris XII, 122, 1016, I, Tunis, Zait. Bull. de Corr. Afr. 1884,13.30, Bibl. Dahdah 202, Top Kapu 2599 (RSO IV, 721), Sulaim 854, Kairo2III, 47, lith. Fas, 1317, Auszuge Leipz. 88 I, iii.. Citando fonti più antiche (e specialmente Ab_u Mans_ur al-Tha`_alib_i ) da spazio anche a quel genere di nik_a.h che si compie con le schiave (48)(48) Nel ms. AR. 5899 della Bibliotéque Nationale de Paris, da me preso come base, il paragrafo si trova in fol. 99 v°e fol. 100.(una evidente contraddizione se si vede il nik_a.h soltanto come matrimonio nel senso coranico del termine), al nik_a.h che rassomiglia all'accoppiamento dei passeri (49)(49) In arabo al-da`s al-`ar.d., al nik_a.h di quando il n_aki.h (participio attivo di naka.ha: "colui che compie il nik_a.h" ovvero "il pene" ) "non è mai stanco e non cade" (50)(50) In arabo: al-iks_al..L'ambivalenza appare anche nell'"ortodosso" Suy_u.t_i (51)
(51) L'opera di Suy_u.t_i consta anche di molti scritti giuridici e teologici, fra cui una raccolta di .had_ith sul nikah, vedi G.A.L., S. II, p. 192209a.. Il titolo di uno dei suoi trattati di erotologia recita: Kit_ab al- Id_a.h f_i `ilm al-Nik_a.h (52)(52) Vi sono di quest'opera manoscritti, edizioni ed una litografia. Seguendo il G.A.L., S II, p. 192210: Paris 3571,2, 5180 (ma anche 3060,3,fol. 138-145 e 5320, fol. 54-97), lith K. 1279, 1293, Auszug Cambr. 1019. Un'edizione di Tunisi, Maktaba al-Manar, unisce il Rawd al-`atir (cfr. supra) di Nafz_aw_i e il Kit_ab al-Id_a.h di Suy_u.t_i. Lo stesso si verifica nell'edizione di Kholn, al- Kamel Verlag, 1986 (nel secondo fascicolo della raccolta Jins `inda al-`arab. La questione filologica risulta aggrovigliata essendo i manoscritti e le edizioni fortemente divergenti in quanto a lunghezza e contenuto. I manoscritti inoltre provengono da zone geografiche diverse e la maggior parte di essi sono tardi. Lo studio e la comparazione sono avvenuti sui manoscritti AR. 3571 e 3060 della Bibliotéque Nationale de Paris, essendo questi ultimi i più antichi secondo G. De Slane, Catalogue des mss. Arabes, Paris, 1883-1895.ovvero "Libro che illustra la scienza del nik_a.h". Il libro ha anche un altro titolo (53)(53) Presente nei manoscritti AR. 3060 e 3571 della Bibliotéque Nationale de Paris ma non nell'edizione di Tunisi.: Kit_ab al-Ayk f_i `ilm al-Nayk (54)(54) È da notare inoltre la somiglianza delle due radici nak_ae naka.ha.ovvero "Il Libro del Boschetto sulla Scienza del Coito" ; il contenuto del libro non riguarda infatti le prescrizioni legislative del matrimonio (se non in seconda istanza), bensì il modo migliore per sfruttare le gioie del coito. Sarebbe impensabile una "non coscienza" dell'ambivalenza, tanto più che l'introduzione dell'autore non è affatto "pudica" quando afferma:"Sia lodato Iddio... che ha reso dritte le lance dei nostri membri per trafiggere (questa volta) vagine e non gole (dei nemici) (55)
(55) Nell'edizione di Tunisi il passo è a p. 74." .Anche Nafz_aw_i (56)
(56) Abu `abd Allah Muhammad b. Abi Bakr b. `ali al-Nafzaui, autore tunisino morto nel XV sec.., l'autore del famoso Raw.da al-`atir (57)(57) Nafz_aw_i, Kit_ab al-Raw.da al-`atir f_i Nuzha al-Kh_a.tir. Vi sono di questo libro molte edizioni in arabo e tradotte in inglese, francese e italiano. La più recente è quella di Londra, 1990, Riad al-Rayyes, che collaziona gran parte dei manoscritti esistenti dell'opera e si avvale di un introduzione in cui ricorda tutte le edizioni precedenti. L'ultima traduzione è quella di R. Khawam, La praire Parfumé, ed. Phoebus, Paris, 1972.usa il verbo naka.ha col significato di "avere rapporti sessuali". I tre capitoli in cui l'autore tratta la terminologia riguardo agli organi sessuali (maschili, femminili e degli animali), sono seguiti da un commentario sul significato di questi nomi e da una parte anedottica che riguarda soprattutto i sogni a sfondo sessuale e il loro significato. L'occasione del sogno è presa da Nafz_aw_i per svolgere una serie di giochi linguistici, avvalendosi della ambivalenza del significato delle parole. Nel capitolo su "I nomi del farj delle donne" egli scrive:"Sognare di avere un nik_a.h con donne interdette (.haram_at) a sé quali la propia madre, la propria sorella ect. vuol dire che si calpesteranno i luoghi sacri" (58)
(58) Nafz_aw_i, op. cit. (ed. Riad Rayyes), p. 107. Le donne con le quali si compie l'incesto sono mu.h_arram, i luoghi di pellegrinaggio sono mu.harram..Il verbo usato qui per "calpestare" è wa.ta'a, lo stesso che si usa per "avere un coito". I due termini, nik_a.h e wa.t_a', si descrivono quindi a vicenda, essendo assimilati l'uno all'altro in un contesto linguistico e simbolico.
Come si è visto il contesto di frase viene spesso in aiuto e precisa il concetto in maniera univoca. La coscienza linguistica che i vari autori hanno del termine non lascia dubbi: appare che non vi sia alcuna ambiguità nel termine nik_a.h. Si può parlare infatti di ambiguità solo nella misura in cui la nostra lingua non associa i due poli semantici "matrimonio" e "rapporto sessuale". Nella lingua araba, al contrario, questi due poli sono entrambi "coscientemente" all'interno della semantica di nik_a.h.
Conclusione
Ancora più "cosciente" è l'ambivalenza di nik_a.h in .Sal_a.h al-D_in al-Munajjid (autore contemporaneo). Parlando del lessico della sessualità (59)
(59) .S. al-Munajjid, op. cit. (1958), p. 93-94.egli cita ben ventinove sinonimi per nik_a.h, ventuno dei quali sono allo stesso tempo sinonimi di jim_a`, "rapporto sessuale" e fra cui compare il termine wa.t', "coito".È probabilmente la coscienza dell'ambivalenza di naka.ha la ragione per cui a questa radice si va sostituendo, almeno nella terminologia giuridica contemporanea, la radice zaw_aja, soprattutto in funzione verbale (60)
(60) Le forme verbali più usate sono zawaja e tazawwaja. Per i vocabolari giuridici consultati vedi la bibliografia.. Il contatto con l'Occidente ha infatti portato concetti come "matrimonio religioso" o "matrimonio civile" sconosciuti precedentemente, concetti che hanno messo in risalto la funzione ambivalente di nik_a.h (61)(61) È evidente l'assurdità di concetti come "rapporto sessuale religioso" o "civile" rispetto a "unione religiosa" o "civile" .. Così oggi alcuni dizionari riportano nik_a.h e zaw_aj specificando il primo termine con la dicitura "diritto musulmano" (62)(62) In particolar modo i vocabolari egiziani (crf. Bibliografia, Dizionari giuridici, 1 e 2)., mentre altri riportano solo zaw_aj.(63)(63) Nella bibliografia, Dizionari giuridici, 3, 5, 7, 8..| torna su |
Sesso e amore
Cercheremo ora, seguendo la genesi storica e linguistica dei termini che in arabo stanno per "sesso" e "amore" di rintracciare alcune linee generali lungo le quali si snoda la mentalità arabo- islamica riguardo alla sessualità.
- Sesso: il vocabolario
Per esprimere il concetto di "sesso" l'arabo contemporaneo usa il termine jins, nell'accezione di "appartenenza all'uno o all'altro sesso" e di "ciò che riguarda l'attività sessuale. Il vocabolario ci informa di una quantità di espressioni, come ad esempio jins al-kh_ashin, il "sesso forte" o jins al-la.t_if (64)(64) Cfr. R. Traini, op. cit., p. 173., "sesso debole", ricalcate su quelle delle lingue occidentali. Diversamente rispetto a queste ultime però jins abbraccia un campo semantico polivalente che si sviluppa in altre direzioni. La radice (J-N-S) da cui deriva esprime infatti l'idea di conformità, somiglianza, appartenenza ad una stessa natura o razza ect. Più in specifico, jins, oltre a significare "sesso", vuol dire anche "nazione", "razza", "famiglia", "classe", "specie", "categoria", "genere grammaticale" (65)(65) dal greco ghenos secondo M. J. Mashk_ur, op. cit., V. I, p. 155. Cfr. anche il latino gens, più o meno corrispondente anche a livello fonetico.. Il nesso esistente fra queste accezioni è più evidente fra i concetti di genere, razza, categoria ect. che fra questi e l'accezione di sesso. Quest'ultima è decisamente laterale e marginale-resultativa, una: "dèrivation sèmantique à partir d'un èlèment neutre indiffèrenciè"di cui scrive J. Poirer ne "Le Concept d'Hètèronimie" (66)(66) AA. VV., op. cit., p. 303-321.. Il sesso, in questo senso, può essere inteso come ciò che viene determinato attraverso l'appartenenza obbligata all'uno o all'altro dei generi o popoli o razze possibili: quello maschile e quello femminile. E questa natura classificatoria e neutra non implica la serie di significati come "ciò che ha a che vedere con l'attività sessuale" o anche "pene" (significato presente invece in dhakar, maschio), che la nostra parola "sesso" comprende. Per rendere conto dunque del concetto di "sesso" inteso in questo modo si deve far riferimento ad altri termini ed ad altre radici.- Amore: la "lista" di Ibn Qayyim al-Jawziyya
I capitoli di esordio del Raw.da al-Mu.hibb_in (67)(67) Il testo usato è Ibn Qayyim al-Jawziyya, Raw.da al-Mu.hibb_in wa Nazah_at al-Mushtaq_in, al-M_u'asa al-J_ama`iyya li-l-dir_as_at, Beirut, 1972.di Ibn Qayyim al-Jawziyya (68)(68) shams al-D_in Ab_u `abd Allah Mu.hammad b. Ab_i Bakr b. Ayy_ub b. Sa`d b. .Har_iz al-Zar`_i al-Dimashq_i (1272-1350), detto Ibn Qayyim al-Jawziyya poichè suo padre era il qayyim della madrasa chiamata Jawziyya, fondata nel 652 H. da Mu.hy_i al-D_in Y_usuf, madrasa di cui Ibn Qayyim diviene im_am. Dottore il Legge diviene hambalita sotto l'influsso di Ibn Taimiyya, motivo per il quale finì in prigione. Il Raw.da fu scritto appunti durante gli anni di prigionia., autore Damasceno del XIV secolo, sono dedicati ai "Nomi dell'Amore". Per L. A. Giffen, che in uno studio sulla teoria dell'amore profano nell'Isl_am (69)(69) L. A. Giffen, Theory of Profane Love among the Arabs: the Development of a Genre, New York University Press, New York; University of London, London, 1972.dedica un capitolo intero alla questione della terminologia dell'amore (70)(70) Ibidem, p. 83-96, The Discussion of Terms and their Use., i "Nomi dell'Amore" (71)(71) In arabo: asm_a' al-ma.habba.di Ibn Qayyim sembrano essere rappresentativi rispetto a ciò che, precedentemente e posteriormente, la letteratura amorosa in arabo ha prodotto:"Ibn Qayyim al-Jawziya's handling of the lexical aspect of love theory in the Rau.da al-Mu.hibb_in excells all others before or after it." (72)
(72) L. A. Giffen, op. cit. p. 89.L'autore colleziona, le due principali liste di nomi precedenti, quelle di al-.Hu.sr_i (73)
(73) Ab_u Ish_aq Ibr_ah_im b. `Al_i b. Tam_i m al-.Hu.sr_i, nato a Qairaw_an e morto ad al-Man.s_ura nel 1022.nel Kit_ab al-Ma.s_un (74)(74) Kit_ab al-Ma.s_un f_i Sirr al-Haw_aal-Mukn_un, ms. Leiden, OR. 1951: piccola antologia riguardo all'amore le cui fonti principali sono J_a.hiz e Ab_u Bakr b. Duraid. La "lista" di al-.Hu.sr_i consta di ottanta "attributi dell'amore". Lo stesso autore afferma di averla ricavata dal Kit_ab al-Riyà.d di Ab_u `abd Allah Mu.hammad b. Imr_an b. M_us_a al-Marzub_an_i (909/910-993/987), autore (mu'tazilita) di Baghd_ad.e di Mughul.t_ay (75)(75) `ala al-D_in Ab_u `abd Allah Mughul.t_ay (1291-1361).nel al-W_a.di.h al-Mub_in (76)(76) Mughul.t_ay, Al-Wà.di.h al-Mub_in f_i dhikr man Ustushhida min al-Mu.hibb_i n edito da Ed. O.Spies V. I, "Bonner Orientalische Studien", P. Kohle e W. Kirfel, Stuttgart, 1936.. L'intenzione non è quella di dare una serie di "attributi dell'amore" come in al-.Hu.sr_i (77)(77) Cfr. L. A. Giffen, op. cit., p. 89.(tanto è vero che elimina dall'elenco alcune voci di questo autore che giudicava incongruenti), bensì una "lista di sinonimi" (78)(78) Il secondo capitolo del Raw.da è tutto dedicato alla dimostrazione della sinonimia dei termini introdotti nella lista, cfr. L. A. Giffen, op. cit., p. 90., seguendo in questo Mughul.t_ay (79)(79) A cui fa riferimento latamente quando afferma che i nomi datti all'amore sono sessanta, lo stesso numero di nomi dato da Mughul.t_ay (cfr. L. A. Giffen, Op. Cit., p. 89, la quale per altro afferma che per questa ragione il Raw.da è posteriore al al-Wà.di.h al-Mub_in)., suo contemporaneo.I "nomi dell'amore", nella pubblicazione di Beirut, 1972, sono cinquantuno. Da questa "lista" è possibile ricavare un quadro di riferimento riguardo a ciò che il concetto di amore poteva significare nella sensibilità di un "dotto" siriano del XIV secolo e, più in generale, nelle sensibilità di filologi-lessicografi (80)
(80) L. A. Giffen stessa sottolinea quanto quest'interesse terminologico in op. cit., p. 83: "would seems to be the same that motivated scholars to compile specialized and general vocabularies and lexicons... the autors of some of these monographs were, in fact, philologists and lexicographers" .a lui anteriori e contemporanei (81)(81) Il lavoro di Ibn Qayyim, come si è visto, non nasce dal nulla ed anzi rappresenta in qualche modo una "collezione", seppur mediata da una sensibilit_asua contemporanea, di concezioni precedenti.Amore e sesso
La "lista" di Ibn Qayyim è sostanziata di termini che hanno spesso a che vedere con il mondo della sessualità. In generale gli assi significazionali su cui si muove descrivono l'amore come attrazione, passione, malattia, miscuglio (inteso come confusione ma anche come "intreccio", "incastro" ), combustione, pazzia o alienazione mentale.
Ma esaminando più in particolare alcuni termini come .sabwa(da .sab_aa, "essere giovane" ), "passione amorosa" e "desiderio sessuale" insieme o shaghf, "concupiscenza" o "appettito sessuale", troviamo che amore e sesso appaiono due concetti assimilabili.
Definizioni come .sab_aba o mukhamir (della stessa radice di khamr, "vino" ), richiamano a quel concetto di "miscuglio", "mescolanza" presenti in radici come M-N-_A da cui man_i, "sperma" o .halata, "mischiare", che alla III forma (.h_alata) vuol dire "avere rapporti sessuali". Termini come danaf, wa.sab o da' hanno il significato di "malattia" (cronica, incurabile ect.), "patema dell'animo" e richiamano i concetti espressi da al-Ghazz_al_i riguardo alla necessità di avere rapporti sessuali:
"Una volta che la causa dell'eccitamento è conosciuta conviene che il trattamento sia adatto al grado di intensità della malattia". (82)
(82) Al-Ghazz_al_i, I.hya `ul_um al-D_in, Il Cairo, al-Maktaba al-Tijariyya al-Kubrà, p. 30.È possibile inoltre rintracciare qualcuno di questi "Nomi dell'Amore" nei trattati di erotologia.
L'esempio più evidente è dato dal Tu.hfa al-`ar_us (83)
(83) Tij_an_i, op. cit..di Tij_an_i nel già citato ultimo paragrafo del capitolo ventunesimo sui "Nomi del nik_a.h". La radice usata dai due autori è .H-R-Q, dal significato "incendiare", "distruggere con fuoco" (vi è una forma, ta.harraqa il_a, che vuol dire "desiderare ardentemente" ); le due parole sono .haraqa (Tij_an_i ) e .huraq (Ibn Qayyim) dal significato più o meno simile di "combustione", "scottatura" (84)(84) Fra l'altro è interessante notare l'osservazione di A. Brelich in Introduzione alla storia delle religioni, Ed. dell'Ateneo S.P.A, Roma, 1965, p. 58, per cui "dove la produzione del fuoco avviene mediante lo sfregamento di due pezzi di legno di differente durezza, molto spesso (i casi osservati si trovano presso popoli di tutti i continenti) l'operazione è concepita come equivalente dell'atto sessuale". In J. Chevalier e A. Gheerbrant, Dizionario dei Simboli, Rizzoli, Milano, 1986, V. I, p. 477 si legge: "Il significato sessuale del fuoco è universalmente connesso alla prima tecnica per ottenerlo cioè lo strofinamento immagine dell'atto sessuale (M. Eliade, Forgerons et Alchimistes, Paris, 1956). Secondo G. Dieterlen, la spiritualizzazione del fuoco avverrebbe quando si ottiene con la tecnica di percussione e la stessa osservazione si trova in Mircea Eliade. Il fuoco ottenuto per strofinamento è "considerato il risultato (la progenitura) dell'unione sessuale"... G. Durand osserva che la sessualizzazione del fuoco è nettamente sottolineata dalle numerose leggende che situano il luogo naturale del fuoco nella coda dell'animale (G. Durand, Les Structures Anthropologiques de l'imaginaire, Paris, 1963, p. 360-361). G. Bachelard "l'amore è la prima ipotesi scientifica per la riproduzione oggettiva del fuoco"...". Del resto la stessa radice H-R-Q (e non solo) richiama l'idea di "sfregare qualcosa contro un'altra" e quindi "appiccare il fuoco" ..Un altro esempio è dato dal Kit_ab al-Id_a.h (85)
(85) Suy_u.t_i, op. cit..di Suy_u.t_i. Alcuni dei termini della lista di Ibn Qayyim sono usati qui per descrivere le capacità di seduzione delle donne dei diversi paesi. Il passo spiega:"Si dice che le donne si avvalgano (allo scopo di sedurre gli uomini) dei loro gesti e dei loro sospiri, della loro ingegnosità e della loro bontà di carattere"
Dopo aver elencato i vari "elementi di seduzione" delle donne Suy_u.t_i termina:
" ... e colei che ha tutte insieme queste qualità viene designata la Signora delle Donne. Ella è amata dagli uomini per il piacere sessuale che procura loro..." (86)
(86) Ms. AR. 3571, Biblioté que Nationale de Paris, fol. 16.Le parole comuni ai due autori sono shuw_iq (shawq in Ibn Qayyim) dalla radice SH-W-Q, "procurare piacere", "ispirare la passione" (II forma) e .han_in, dalla radice .H-N-N, che vuol dire "bramare", "struggersi".
La pregnanza della comparazione è data più dal contesto che dalla corrispondenza terminologica. Il "Libro che illustra la Scienza del Matrimonio", si incentra tutto sui consigli di una madre alla figlia che sta per sposarsi (87)
(87) Nella versione dei mss. AR. 3571 e 3060 della Biblioté que Nationale de Paris.(e i consigli sono esclusivamente di tipo sessuale). Il "Giardino degli Amanti" al contrario tratta dell'amore in generale (tanto è vero che nella lista del primo capitolo vi sono anche termini usati dai mistici per descrivere l'amore per Dio come mukhamir).Sulle qualità di seduzione femminili intervengono ancora Tij_an_i e Suy_u.t_i, nel caso dei concetti di "bruno" e "scuro".
In Ibn Qayyim ma.habba, "amore" è sinonimo di kamad, "colore scuro" ma anche "melanconia" e "afflizione" e kalaf, "colore bruno" ma anche "amore ardente", "passione". In Tij_an_i invece samar, "colore bruno" è associato (88)
(88) Nei mss. Ar. 5899, 3063, 3061 della Biblioté que Nationale de Paris, secondo paragrafo del capitolo XVII.alla bellezza femminile così come saw_ad, color nero, scuro (da notare che della stessa radice è anche sawd_a'u, "melanconia" come in kamad).Suy_u.t_i poi, nella introduzione del Kit_ab al-Id_a.h riprende l'equivalenza "bruno" ="femminilità ", descrivendo le qualità che le donne "da marito" dovrebbero avere (89)
(89) Nella versione stampata di cui si è già parlato essa si trova a p. 65, il passo incede con l'andamento "e sposate... e che esse siano di color bruno..", riprendendo perciò quei canoni già esposti da Tij_an_i..L'eco di questo "canone" giunge fino ad al-Munajjid che, nel già menzionato Jam_al al-mara' `inda al-`arab, dedica un capitolo ai "Colori delle donne" e i dovuti paragrafi al "bruno" e al "nero/scuro" (90)
(90) .S. al-Munajjid, op. cit. (1957), p. 55-58..Questa volta il legame con la lista di Ibn Qayyim si stabilisce non sulla corrispondenza delle radici ma sulle valenze concettuali e simboliche comuni (e forse per questo di maggiore interesse). "Il bruno" e "lo scuro" descrivono un amore profondamente "sensualizzato" che concettualmente va insieme alla bellezza femminile.
Sesso, amore e acculturazione
Nelle fonti medievali non si riscontrano usi di jins simili a quello odierno (91)
(91) Vedi ad esempio il Lissan al-`arab. Per gli altri indici e vocabolari consultati vedi la Bibliografia, fra cui anche J. Wensinck, Concordances et Indices de la Tradition Musulmane, Union Accademique Internationale, Leiden, 1988.e l'accezione "sesso" è evidentemente di molto posteriore all'uso originario del termine. Probabilmente ci troviamo di fronte ad un fenomeno di "acculturazione linguistica" contemporaneo e più specificamente un fenomeno in cui i "termini stranieri... vengono tradotti ("calcati" ) con materiale tutto o in parte indigeno" (92)(92) G. Cardona Introduzione all'Etnolinguistica, il Mulino, 1985, p. 124. Per la nozione di acculturazione linguistica vedi da p. 122 a 127. L'acculturazione linguistica inoltre, a seconda del livello generale di penetrazione della cultura altra, può essere elaborato e codificato attraverso concezioni proprie o preso per buono e sostituito di fatto ad uno o ad una serie di termini.: quando i parlanti in lingua araba si sono trovati a contatto con una cultura che faceva uso di un termine così specializzato per definire "sesso", si sono adeguati alla situazione, usando il termine che poteva essere percepito da essi come il più consono al nostro concetto "sesso" e "turbando" il naturale evolversi del termine in questione (93)(93) Riguardo a queste affermazioni si potrebbe opinare che nemmeno nel medioevo occidentale esistesse un termine "sesso" con la accezione contemporanea. È vero anche però che già il sexus latino consta di un campo semantico ristretto alla sola area concettuale dell'appartenenza all'uno o all'altro sesso (laddove jins deriva direttamente dal ghenos greco e dal gens latino dai significati, appunto, generici). L'acquisizione di un concetto più largo per "sesso" che abbracciasse anche "ciò che riguarda il rapporto sessuale" risulta, in sexus, essere una conseguenza "naturale" dovuta ad un'evoluzione "indisturbata" della parola. Ciò non avviene nel caso di jins se siaccetta che il suo significato odierno si sia evoluto così a causa di un fenomeno di acculturazione. Questa "intrusione" dell'Occidente avrebbe in questo modo cambiato l'evolversi "indisturbato" di jins come di altri usi linguistici degli arabi in campo sessuale (vedi ad esempio nik_a.h e zawaj nella terminologia giuridica contemporanea)..Allo stesso tempo appare chiaro che vi sia molto di più di "sessuale" nei "Nomi dell'Amore" di Ibn Qayyim che non nella parola jins: nella "Lista", sembra che "amore" e "sesso" siano la stessa cosa. Essi sfumano l'uno nell'altro in una concezione unitaria di "amore profano".
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Il mondo sessuato
È ormai luogo comune affermare che nell' Isl_am non vi sia (o alla peggio non sia ancora avvenuta) una separazione fra i domini del sapere e dell' agire, che scienza, legge, religione, etica e morale si trovino uniti in un corpo unico e indistinto. È vero questo?
Se si segue questa linea e si studiano i concetti di nik_a.h e sesso si viene probabilmente a scoprire che anche la sessualità si trova in questo contenitore: il nik_a.h ad esempio è assieme una prescrizione giuridico-religiosa e un concetto "laico" di forte valenza sessuale. Parallelamente il sesso non si trova delimitato in uno spazio e un tempo "speciale" ma si mescola in spazi e tempi più ampi abolendo quelle divisioni per noi fondanti quali amore platonico e sessuale, amore per Dio e amore mondano (spazi e tempi poi racchiusi nella parola jins attraverso un fenomeno di acculturazione linguistica, ma non per questo definitivamente "imprigionati" in essa).
Un mondo "sessuato" dunque che ha dato non pochi problemi a coloro che usano omettere dai testi quelle espressioni considerate oscene o sconvenienti.
Daltronde questa "unitarietà "del sapere va di pari passo con una produzione letteraria che, riguardo ad amore e sesso, risulta abnorme rispetto all' Occidente. A partire da J_a.hiz fino ad arrivare a Suy_u.t_i il vocabolario dei termini sessuali si è sviluppato in maniera tale da non poter essere più ignorato: ogni testo può nascondere un doppio senso e ogni parola, da un mutato punto di vista, può assumere un significato sessuale.
Erigere uno "steccato" fra questo campo di indagine e gli altri sarebbe un errore, specialmente laddove, si osserva, di "steccati" non ve ne sono. Dunque, come affermava già nel 1971 R. Khaw_am nell' introduzione ad uno dei "classici" dell' erotologia: "È tempo oggi di fare la lista di tutti i termini arabi di questa scienza (l' erotologia). Ma la ricerca, in questo campo, non è affatto facile. Certi orientalisti hanno scelto di abbellire i loro testi con punti di sospensione... altri hanno aggiunto delle osservazioni che lasciano supporre un'indecenza, anche quando non vi era nulla che potesse essere biasimato.... Altri ancora hanno dato le parole in latino, cosa che porta il lettore non iniziato a subodorare l' esistenza di una "pietra dello scandalo". Quanto ai Dizionari bilingue, si cercherà in vano un pò di realismo anche nella più piccola parola" (94)
(94) R. Khawam, Nuits de Noces, ou comment Humer le Doux Breuvage de la Magie Licite dE Suyuti, Editions Albin Michel, Paris, 1971, Introduzione..Insomma, se il tutto è così interconnesso, inevitabile risulta lo scontro con concezioni polivalenti, in un universo di discorso non "semplice" ma "complesso" : un' ambivalenza "intrinseca" a meccanismi "alieni". E certamente il primo dominio in cui si affronta il problema è il linguaggio.
Per questo le coordinate da seguire devono essere "altre". E non è detto che divisioni non vi siano: una di esse potrebbe essere, ad esempio, quella fra "amore sacro" e "amore profano". Non resta che rinunciare al fascino della linearità (che è caratteristica del silenzioso "buon selvaggio" ): un mondo "sessuato" è molto più sfaccettato di un mondo "normale" , tanto più che l'ambivalenza, probabilmente, è insita anche nei nostri "steccati" .
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