Civiltà della "maiuscola" e civiltà della "corsiva"
L'uso della stampa a caratteri mobili elimina le varianti del corsivo e impone una uniformità grafica "perfetta". La forma della LETTERA non cambia. La forma della PAROLA corrisponde ad un susseguirsi delimitato di lettere. La stessa parola sarà scritta sempre nello stesso modo. Il rigo non è suddiviso in parti. Il sistema prevede l'uso di un gruppo di interpunzioni e la notazione di lettere maiuscole secondo un criterio in parte condiviso (dopo il punto) ma il valore logico-grammaticale di lettere maiuscole e minuscole non cambia.

La scrittura arabo-islamica nasce corsiva (vedi la scheda sulle origini della scrittura araba). In essa la forma della LETTERA e la forma della PAROLA sono soggette a notevoli varianti. Alcuni caratteri si modificano quando si trovano legati fra loro (ad es. lam-alif). Altri si dispongono l'uno sull'altro (la mim iniziale) in un rigo ripartito in tre distinti ordini (superiore, centrale, inferiore), e simile per certi versi ad uno "spartito" (1). (1) Molti hanno sottolineato il fatto che la scrittura araba "accompagna" la lettura anche dal punto di vista delle "quantità" e del "tono" della voce; a questo riguardo si pensi alle sette diverse letture del Corano. Gruppi più o meno lunghi di parole si modificano l'un l'altro in rapporto alla relazione sintattica fra le singole parole (si pensi all'alif wasla), e possono assumere - in ambito calligrafico - una collocazione speciale anche in rapporto al rigo tripartito. Non v'è notata una qualche forma di lettera maiuscola e nasce senza segni di interpunzione. Infine la suddivisione in PAROLE nasce contestualmente alla scrittura, laddove nel sistema latino questo subentra più avanti.

In una scrittura corsiva come quella arabo-islamica ogni parola potrebbe avere una sua forma, e dunque divenire di per se stessa una sorta di simbolo/ideogramma. La qual cosa avviene in una certa misura. Si guardi, per questo, alla storia della calligrafia araba, che a volte diviene arte figurativa, e al fatto che tuttora la parola "All_ah" o l'espressione "sal_am wa .sal_ah `alay-hi" sono trascritti in una forma speciale.

Interessante a questo riguardo quanto afferma William Wright (1830-1899), il curatore dell'edizione inglese (1862) della Grammatica araba (in tedesco) di Carl Paul Caspari (1814-1892). Siamo in pieno '800, cioé il periodo in cui la litografia va imponendosi come standard nel mondo islamico (dal vol. I, pag. 3 della terza edizione):
la pagina tratta dalla grammatica di Caspari

E arriviamo alla storia della "ricezione" della stampa in ambito islamico. I dotti musulmani, venuti a contatto con la realtà della stampa a caratteri mobili, ne fecero un uso assai limitato (2). (2) Vedi in Stampa e litografia del mondo islamico Il sistema a caratteri mobili avrebbe richiesto una casistica pressochè infinita di varianti grafiche qualora si fosse voluta preservare la ricchezza della scrittura corsiva. Per gli "scienziati della religione" l'elemento nucleare della scrittura non era la LETTERA, nè - paradossalmente - la PAROLA, dunque ritennero accettabile soltanto la litografia, ovvero vergando a mano non singole lettere, parole o gruppi di parole bensì un'intera PAGINA. Ne scaturì un sistema che in occidente non venne quasi preso in cnsiderazione e che può essere comparato a quello della moderna scannerizzazione: le tavole litografiche, messe una sopra all'altra, riproducevano l'unità LIBRO. Un ingombro sovradimensionato, non necessario, si dirà. Ma qualcuno potrebbe rispondere: si può prendere un libro e scomporlo in un elenco numerato di pagine. Non si può strappare da una pagina una lettera o una parola e riprodurle all'infinito. Non a caso, come ricorda Francesco Castro (3): (3) In Sussidi didattici: I, Roma: Onomasticum aranicum, 1975, pp. 90 e seguenti "Il testo litografato è nella sostanza un testo manoscritto e del manoscritto arabo persiano o turco ha le stesse catteristiche e la medesima ininconducibilità ad una forma unica [...] Rispetto alle recenti e chiare edizioni a stampa la litografia appare ancora insuperata perché di solito è più corretta e più curata; è assai facile nelle dizioni a stampa di .had_i_t, trovare veri e propri pasticci dell'isn_ad, con la confusione e commistione di nomi, mentre nelle litografie la cura è assai più scrupolosa".

12/giu/2007 12.08

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