K. Chaudhuri in L'Asia prima dell'Europa indica tre date, due delle quali quasi concomitanti, che funzionano da "spartiacque" cronologici e storici del periodo e dell'area di interesse: 618, 622 e 1757. Le prime due corrispondono alla salita al trono della dinastia T'ang in Cina e alla nascita dell'Islam. La terza indica la data della battaglia di Plassey in India, nella quale un esiguo numero di soldati dalla East India Company sconfisse le forze del Nawab del Bengala, Siraj-ud-daulah.
Perché queste date? Soprattutto per il periodo che corre in mezzo in cui, come dice Chaudhuri: "un musulmano che vivesse in Medio Oriente, in India o nel Sud-est asiatico insieme a un suddito dell'imperatore Ch'ien-lung non avrebbe avuto difficoltà, a un certo livello culturale, a identificare le date del 618 e del 622 in una sequenza di tradizioni vive".
Il 618 e il 622 segnano la nascita di un nuovo assetto storico nell'area dell'Oceano indiano, dominato dalla presenza dell'Islam e di due nuove dinastie centralizzatrici in Cina, i T'ang e i Sung. La data del 1757 segna invece il passaggio dell'East India Company da impresa commerciale a entità di governo politico: indica simbolicamente l'imminente conquista politica dell'Oceano Indiano e dei paesi rivieraschi da parte delle forze coloniali. Una volta avvenuta la conquista, quel mondo acquisterà caratteristiche molto diverse rispetto al periodo precedente a tutti i livelli: politico, economico, sociale e culturale.
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Partiamo dal VII secolo, ripercorrendo più analiticamente il corso degli eventi, e vediamo cosa scrive Chaudhuri nel capitolo del suo Trade and Civilization in the Indian Ocean intitolato "L'Ascesa dell'Islam e la struttura pre-moderna del commercio in Asia" (pp. 34-62):
"Nel 618 l'Imperatore Li Yuan succede al Trono Celeste dopo l'assassinio dell'ultimo imperatore della dinastia Sui: Yang Ti. L'Alto Progenitore, come fu chiamato in seguito, e suo figlio Li Shih-min, il Grande Antenato, sono i fondatori della dinastia T'ang, una delle più importanti nella lunga storia della Cina. Quattro anni più tardi, il 16 luglio 622, nella lontanissima e arida terra costiera dell'Arabia, il Profeta Muhammad abbandona il suo luogo di nascita e "emigra" verso la città-oasi di Medina. È da lì che i suoi seguaci iniziano a depredare le carovane dei mercanti benestanti di Mecca, lungo gli itinerari che portano ai mercati mediterranei di Gaza e Bosra. Per il commercio e la civiltà delll'Oceano Indiano questi due eventi non connessi e separati marcano un nuovo inizio, un nuovo ordine. Le due grandi divisioni geografiche dell'oceano, quella occidentale e quella orientale, incontrandosi in corrispondenza delle immense scogliere vulcaniche sottomarine dei mari di Java, sono ora più vicine in una lunga catena di commercio trans-oceanico. L'unificazione amministrativa e i risultati economici della Cina T'ang, oltre ad essere responsabili della creazione di una nuova domanda di consumo e di un nuovo gusto sociale verso i beni di lusso all'interno dei limiti dell'impero, conducono l'Estremo Oriente alla necessità di una nuova e più ampia zona di influenza culturale. Nonostante i cicli periodici di guerre civili, la disintegrazione politica e le invasioni straniere, l'Impero Celeste continua ad agire dal VII al XV secolo come un'area di alta influenza economica, attraendo a sé carovane via terra, missioni tributarie da parte di principi stranieri e grandi vascelli oceanici coinvolti in un traffico commerciale a due vie. La sinizzazione di una gran parte dell'Asia e delle sue popolazioni è connessa con l'espansione politica e militare della Cina così come con una generale accettazione a livello economico e culturale dei suoi standard e valori culturali.
L'espansione e le nuove attività che diventano progressivamente evidenti con l'aumentare del ritmo del commercio carovaniero e tran-oceanico dal VII secolo in poi nella Cina settentrionale e meridionale, ricevono impeto grazie alle aspirazioni e agli sviluppi interni alle dinastie T'ang e Sung. Ad Ovest, tale impeto si congiunge con la seconda e potente forza storica del tempo, l'ascesa dell'Islam e la sua espansione nelle terre fertili del Vicino Oriente e dell'Asia Meridionale. I movimenti di persone, per definizione, coinvolgono scambi di idee, di sistemi economici, abitudini sociali, istituzioni politiche e tradizioni artistiche. La nascita dell'Islam sussume tutte queste cose. Può sembrare un'esagerazione per mancanza di prove certe l'affermazione secondo cui il commercio dell'Oceano Indiano nella parte ovest abbia incontrato un periodo di relativa contrazione durante l'ultimo periodo dell'Impero Romano a causa dell'indebolimento dell' "economia mondiale" mediterranea. Tuttavia è certamente vero che sia la conquista araba sia la rapida diffusione demografica sia l''integrazione politica di Egitto, Siria, Iran e Nord Africa crea una zona di consumo economico enormemente influente. È un'area in espansione che esercita la sua forza economica e fiscale rinnovando ad ovest gli antichi fasti dell'economia mediterranea e utilizzando ad est le risorse produttive delle terre che si affacciano sull'Oceano Indiano. Il successo economico degli arabi nel primo periodo del califfato è raggiunto grazie all'aiuto delle competenze dei popoli dell'antico Vicino Oriente. Ma la crescita dei grandi centri urbani, una caratteristica universale dell'Islam, così come le nuove capitali, diedero inizio ad una domanda sempre maggiore di beni di tutti i generi e di mercanzie preziose. E ciò, in tutta risposta, rese più spedito il processo di ampliamento del commercio a lunga distanza. La rinascita del commercio via terra e via mare lungo le linee di frontiera internazionali, use ai mercanti fin dal periodo ellenistico, deve molto all'abilità dei governanti musulmani nel proteggere le loro proprietà e i loro sottoposti dalla violenza. Le leggi dei contratti commerciali e i principi dei diritti giuridici che si svilupparono nei secoli che seguirono la fondazione dell'Islam, rappresentano un fatto fondamentale nel contesto del commercio pre-moderno. I mercanti che viaggiavano per terra e per mare nei reami dei principi stranieri erano inclini a intraprendere i loro affari altrove senza avere la garanzia di una certa libertà commerciale assicurata da diritti politici e obblighi reciproci."
Chaudhuri, basandosi anche sullo studio dei monsoni come principale elemento che suddivide l'Oceano Indiano in parte est e ovest, pone alcune cronologie per questo periodo. Per quanto riguarda la parte ovest afferma che, essendo diventate capitali prima Damasco e poi Baghdad, il punto di partenza dei commerci oceanici è il Golfo Persico (con le sue città portuali di Bassora, Ubulla e Siraf). Nel 969, con la nascita del califfato dei Fatimidi in Egitto - ossia di quella che divenne ben presto la maggior forza politico-economica dell'Islam - il punto di partenza dei commerci verso oriente si concentra invece nel Mar Rosso (Suez).
Fino all'anno 1000, secondo l'autore, i mercanti preferivano fare viaggi diretti verso la Cina, usando gli empori del Malabar o dell'Indonesia unicamente come tappe. In seguito, però, la divisione in due dell'Oceano Indiano si accentua per diversi motivi:
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Proprio alla fine del XV secolo i portoghesi doppiano il Capo di Buona Speranza e entrano nell'Oceano indiano. Ecco una breve cronologia degli eventi principali:
L'arrivo dei portoghesi nell'Oceano Indiano pose fine a quel sistema di pacifica navigazione oceanica che era sempre stata una marcata caratteristica della regione. Per le comunità commerciali dell'Oceano Indiano la sfida e la competizione nel commercio trans-continentale era completamente esogeno così come repentino e inaspettato.
Nel 1492 il capitano di mare genovese Cristoforo Colombo scoprì il Nuovo Mondo a beneficio della Spagna, dopo essere stato privato del patrocinio della corona portoghese. Fino a quel momento il Portogallo e i suoi uomini di mare non avevano avuto rivali nell'Oceano Atlantico. Ora l'importante exploit di Colombo mise il paese di fronte ad una sfida per il dominio dei mari. Sei anni più tardi Vasco De Gama vinse una eguale se non più grande sfida per conto della corona lusitana. Il 18 maggio 1498 la sua piccola flotta, pilotata in mare aperto dall'Africa Orientale da un navigatore indiano, getto le ancore di fronte a Kalikut, l'emporio del Malabar. La strada verso est circumnavigando il Capo di Buona Speranza, apriva una nuova prospettiva che non era niente di meno che la possibilità di liberare le arterie vitali del commercio trans-oceanico dal controllo politico dei musulmani. Tutto ciò era ben compreso al tempo: i primi conquistadores portoghesi in Asia affermavano invariabilmente che la loro ostilità contro i commercianti musulmani derivavano dallo stato di guerra perpetuo fra Cristianità e Islam. In senso più generale la rivendicazione e il punto di vista erano solo propagandistici, una parte del pragmatico mondo in cui l'ideologia giustifica gli atti. Infatti la scoperta portoghese della strada per l'India aveva solidi e lontani antecedenti ed era basato su una conoscenza consolidata della navigazione nelle acque difficili e pericolose dell'Atlantico. Il viaggio di Bartolomeu Dias intorno al Capo di Buona Speranza nel 1487-8 era il penultimo atto di una catena cronologica di eventi che aveva avuto inizio con la conquista portoghese della città commerciale marocchina di Ceuta nel 1415.
Sono due le osservazioni da fare intorno all'arrivo di dei portoghesi nell'Oceano Indiano:
Negli anni a seguire (fino al 1550) i portoghesi cercheranno di bloccare con la forza l'accesso al Mar Rosso, alleandosi con i "cristiani" di Abissinia ma la risposta dell'alleanza sarà efficace: non ci riusciranno. Più avanti il porto di maggior rilievo dei portoghesi diventerà Goa.
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Il risultato più evidente della presenza portoghese nell'Oceano Indiano è la fondazione di un nuovo commercio trans-oceanico nella parte orientale del mare che faceva da controparte alle città storiche del commercio musulmano nell'area occidentale e che collegava l'ultimo settore orientale dell'Asia al commercio dell'Oceano Indiano. Diverse città del sud-est asiatico si sviluppano proprio in funzione della nuova tratta trans-oceanica.
Vediamo ora come in breve tempo la supremazia portoghese verrà annichilita. Le prime navi inglesi e olandesi si affacciano nell'Oceano Indiano verso la fine del XVI secolo. Fino a quel momento tutti i paesi europei, escluso il Portogallo e in misura molto minore la Spagna, dipendevano dai paesi islamici del Mediterraneo Orientale, anche se fin dalla metà del 1500 i commercianti inglesi avevano tentato di aprire la strada verso l'Asia sia attraverso il Mediterraneo Orientale sia attraverso rotte di terra a nord, attraverso la Russia e le regioni caspiche. Questo processo culminò nel 1581 con la nascita della ENGLISH LEVANT COMPANY che poteva contare su una concessione formale da parte del governo ottomano. Tuttavia il raggio della compagnia non superava l'Asia Minore e il Medio Oriente. La spinta maggiore ad avviare un nuovo traffico commerciale marittimo che si basasse sulla circumnavigazione dell'Africa deriva da una serie di cambiamenti politici in Europa. Da una parte c'è l'affermazione dell'autonomia olandese, che limita il potere di Spagna e Portogallo in Nordeuropa, dall'altro la nascente potenza navale inglese.
Il primo viaggio inglese verso le Indie Orientali è del 1591. Il primo viaggio olandese invece data 1595. Non si tratta di vere e proprie imprese commerciali ma piuttosto di tentativi di aprire la strada, anche se sia nella nuova capitale olandese, Amsterdam e a Londra, diversi attori commerciali intuiscono l'importanza dell'avvenimento.
L'etica del commercio di Inglesi e Olandesi era però diversa da quella dei portoghesi. Per essi "la pace peggiore è meglio della miglior guerra" e dunque la loro penetrazione non avviene per mezzo della forza. In una decina di anni si costituiscono le due Compagnie delle Indie Orientali inglese e olandese che hanno una forma organizzativa del tutto nuova:
Nel 1600 nasce formalmente la East India Company e nel 1602 viene fondata la Vereenigde Oost-Indische Compagnie. Esse rimarranno le più grandi e le più importanti ma saranno seguita da compagnie più piccole sia francesi che di altri paesi europei.
Nell'arco di un secolo le Compagnie rivoluzionano completamente il modo di concepire la fruizione di beni come il cotone, le spezie etc., creando un definitivo legame fra le produzioni di beni nell'Oceano Indiano e l'Europa.
Tuttavia ancora questo evento non incide definitivamente nei contesti locali dell'area: inglesi e olandesi dominano i commerci nell'area ma non modificano più di tanto gli aspetti geopolitici. L'unico esempio è nelle Isole delle Spezie del sud-est asiatico, dove il controllo olandese sulla produzione era molto forte. Le due Compagnie inoltre scoprirono la struttura interdipendente dei mercati dell'Oceano Indiano. Ad esempio: l'acquisto del cotone sulla costa del Coromandel era vitale per l'acquisto del pepe e delle altre spezie nell'arcipelago indonesiano. Questo fatto condusse le Compagnie a seguire il naturale contorno della geografia commerciale dell'Oceano che andava dal Mar Rosso al Golfo Persico al sud della Cina, anche se le operazioni erano dirette tutte, a livello burocratico da Londra e da Amsterdam. Avevano successo, cioè riuscivano a spezzare quell'incostanza e quella "genericità" di mercanzie trattate che aveva caratterizzato il commercio musulmano nell'area grazie proprio a questo centralismo e al conseguente accumulo di capitale che permetteva una pianificazione che andava oltre il singolo viaggio. Inoltre i dirigenti delle compagnie, proprio per il volume degli scambi che assicuravano, potevano avere accordi provilegiati con i poteri politici regnanti nelle diverse aree. Prorpio le dimensioni delle Compagnie, insieme al fatto che chi era sulle navi era un "dipendente" rendeva le loro organizzazioni "burocratiche" nel senso che il commercio si riduceva nella maggior parte dei casi ad un susseguirsi di operazioni che dovevano essere certificate da parte degli attori in gioco.
Un altro elemento contribuì all'espansione delle reti commerciali olandesi e poi inglesi: le rivalità europee. Per tutto il XVII secolo i portoghesi subirono non solo nell'Oceano Indiano gli attacchi degli olandesi che non riconoscevano la sovranità portoghese sui mari. Per questo si indebolirono. Le navi della VOC agendo in maniera piratesca, attaccavano i portoghesi e lentamente erosero il loro potere. Più avanti iniziarono a deteriorarsi i rapporti fra inglesi e olandesi. La cosa interessante è che queste rivalità avvennnero fra paesi europei e non toccarono, se non relativamente, la situazione sottostante nell'Oceano Indiano. In questo contesto si inserirono, seguendo le nuove regole, alcune realtà politiche "autoctone" o almeno "orientali come gli omaniti e in una certa misura gli ottomani. Come abbiamo detto all'inizio questa situazione cambierà a partire dalla metà del XVIII secolo quando inizia la vera e propria colonizzazione dell'area da parte soprattutto degli inglesi che ormai erano di fatto i padroni dei mari.
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Chaudhuri, K. N., Asia before Europe, Cambridge, 1991
Chaudhuri, K. N., Trade and Civilization: An Economic History from the Rise of Islam to 1750, Cambridge, 1985
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